Massimo Morasso

Iris di Kolibris

Inediti da l’opera in rosso

ABISSI, FILM

I vermi-tubo, gli esili coloni del rift pieni di sangue.

Un popolo di granchi albini che fa guerra

mors tua vita mea sull’orlo delle bocche

a quattromila metri, a quattrocento gradi, nell’oscuro.

Creature aliene che costeggiano le immense praterie del sottomondo.

In piedi davanti al megaschermo

li osservo stupefatto.

Sento una voce dentro che li chiama

fratelli, inabissati resistenti

sotto le rughe della terra, parti di un flusso

umano e disumano, inarrestabile.

La notte e, intorno, l’hu di una civetta

senza altre armi che i suoi occhi spalancati.

Creatura affine

sola con il suo lasciapassare di visioni.

Ma le costellazioni e chi le muove

non l’ascoltano? Come non fosse

la sua parola da lei a me

niente di più del verso di un uccello?

Siamo, civetta,

dei giardinieri in un giardino smisurato

e il nostro, non lo senti?,

è un canto di pietà.

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