Un’aria diversa

AgnesGoodsir

art@Agnes Goodsir

Si trattava prevalentemente di riempire un vuoto, o di riscaldare una casa rimasta a lungo senza fuoco acceso. Sentiva, talvolta, il tepore scaturire da una coppia di grossi ciocchi di legna da ardere ma poi, finito il festino delle lingue di fuoco danzanti, tutto tornava diaccio e sterile, come fosse stato tutto inutile quel rimestarsi di fiati roventi che avevano percorso quelle mura. Non era però solo una sensazione di fredda mancanza la sua, ma era piuttosto una stanchezza, un desiderio di vento tiepido e aria pura che avrebbero finalmente privato la sua vita di quella patina opaca che le impediva di vedere chiaro: una specie di nebbiolina persistente che aveva avvolto la sua esistenza. E’ vero, non avrebbe saputo dove andare ma forse non era importante saperlo, considerò guardando fuori dalla finestra della sua stanza. In molte occasioni avrebbe fatto carte false per riuscire a distinguere così nettamente la volontà di respirare un’aria diversa da quella che ogni giorno respirava, ma quel giorno riuscì solamente a rendersi conto di quanto fosse al limite la sua resistenza. Temeva la sua povertà di prestanza fisica, il suo debole portafoglio, le ripercussioni sulle persone che le erano vicine. Partendo avrebbe rinunciato a scalare il triste scoglio delle abitudini, avrebbe aperto un cielo nuovo davanti a sé ed esplorato un equilibrio ormai sepolto dalle intemperie della vita quotidiana. Avrebbe abbandonato cose e persone senza ritegno alcuno facendo accadere una catastrofe neanche annunciata e ne avrebbe pagato conseguenze inenarrabili. Così era la sua vita, alla pari di molte altre schiava di responsabilità e affetti immutati e immutabili per i quali immolarsi e morire. Ma forse era giusto così e l’aria del mare ora la sentiva entrarle nelle narici e negli occhi, il rombo delle onde infrangersi nella testa. Come centinaia di altre volte aveva fatto rese l’anima al proprio destino e chiudendo le imposte della camera tornò a pensare che fuori da quel cerchio immobile tutto restava in attesa, e che un giorno un piccolo spiraglio si sarebbe aperto e allora ogni cosa sarebbe andata al suo posto, un posto che per quel giorno ancora non era pronto. In piedi, caracollando lievemente andò a sedersi alla sua scrivania e scrisse, scrisse tanto di quando ancora poteva correre e mai corse.

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