Schizzi – Un racconto di Ivano Mugnaini

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SCHIZZI

– Preparativi per l’opera –

 

            “Di uomini molto cattivi non si può neppure immaginare che muoiano”. Lo sostiene Theodor W. Adorno nei Minima Moralia, uno di quei libri che piacciono tanto a lui, al mio padrone di casa. Adora citarlo a profusione, quel volume, e predilige quella frase in particolare, se ne bea, esaltandosi, impettendosi, senza accorgersi del sarcasmo soffocato a stento di chi lo ascolta. Non si rende conto che quella massima sembra scritta apposta per lui, anzi, contro di lui.

            Dicono che sia infelicissimo chi riconosce il bene ma è costretto a tenerne il piede lontano. È il mio caso. Io sono un pittore fallito, mediocre, incapace. Ma ho bisogno di un tetto e di un cielo, un luogo adeguato in cui vivere e dipingere ancora, nonostante tutto. Lui mi mette a disposizione quasi gratuitamente una comoda stanza e una mansarda adibita a studio. In cambio pretende la mia dedizione totale, i miei quadri, la deferenza, l’adulazione, la mia dignità. Il bene sarebbe l’opposto di lui e della sua linda casa-prigione. Ma non so vivere ormai senza queste mura di lusso che mi stritolano e mi proteggono.

            Bisogna sempre scusarsi di agire bene; nulla ferisce di più. Ho sempre pensato questo: una scusa, un accordo sottobanco con la mia inettitudine. Si vive di compromessi, tuttavia, si sa, è normale, si sopravvive cercando di scordare che i malvagi che hanno successo sono insopportabili. Mi resta un po’ di tempo, comunque, per dare un senso all’insieme, ai dettagli e alla prospettiva. Forse, prima di svanire nel nulla, sarò in grado di realizzare un lavoro memorabile.

            “Ho fatto un po’ di bene; è la mia opera migliore”: così dichiarava Voltaire, autore assai presente nella biblioteca del mio locatore e molto caro anche a me.

            Se do vita e morte eterna al mio padrone, se catturo la sua espressione più sincera e la fermo nel tempo a futura memoria, sarò servito a qualcosa: avrò regalato all’umanità un monito eterno. Si tratta solo di coglierlo nell’atto della debolezza che ogni essere genera e da cui è generato. L’attimo prezioso è quello in cui sarà se stesso, senza maschere d’orgoglio, senza schemi né finzioni.

            Lo trovo, finalmente, solo, stanco, quasi dolce, in apparenza, seduto davanti alla finestra della mia stanza. Gli parlo della mia vecchiaia imminente, dell’avanzare del mio tempo, così, per riflesso, penserà al suo declino, all’abisso della sua vita riempito soltanto da molecole di malvagità.

            Ecco, il miracolo è accaduto: sorride, pensa, riflette, è lontano e presente, è autentico, ora è un uomo, è l’uomo. Pochi tratti di matita su un foglio bianco e sarà svelato il misero e terribile mistero.

            Le mie dita fremono, indocili, ribelli. Lo guardo, lo vedo, finalmente, ma non riesco a immortalarlo. Mi blocca un senso di disgusto che si tramuta in riso, e infine in rabbia cieca, furibonda. Vorrei farlo a pezzi, coglierlo alle spalle e pugnalarlo infinite volte, finché ho un filo di fiato in corpo. Ho anche un altro inveterato difetto però: sono superstizioso. Rompere uno specchio porta sventura. Sono ancora vivo, e, in fondo, se non si può neppure immaginare che io muoia, non è detto che debba accadere per forza.

Ivano Mugnaini

Info e contatti: ivanomugnaini@gmail.com

Il blog : http://www.ivanomugnainidedalus.wordpress.com/

Sito personale: http://www.ivanomugnaini.it/

photo@ https://www.restorationhardware.com/

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Ivano Mugnaini

 

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