Per Mary Oliver- Bye Bye Swan

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Mary Oliver con il suo cane – photo@Rachel Giese Brown

cornicetta

 

The Swan

Did you too see it, drifting, all night, on the black river?

Did you see it in the morning, rising into the silvery air –

An armful of white blossoms,

A perfect commotion of silk and linen as it leaned

into the bondage of its wings; a snowbank, a bank of lilies,

Biting the air with its black beak?

Did you hear it, fluting and whistling

A shrill dark music – like the rain pelting the trees – like a waterfall

Knifing down the black ledges?

And did you see it, finally, just under the clouds –

A white cross Streaming across the sky, its feet

Like black leaves, its wings Like the stretching light of the river?

And did you feel it, in your heart, how it pertained to everything?

And have you too finally figured out what beauty is for?

And have you changed your life?

*

Il cigno

L’hai visto, vagabondare, tutta notte, sul fiume scuro?

L’hai visto la mattina, sollevarsi nell’aria argentata –

Una profusione di fiori bianchi,

un perfetto parapiglia di seta e lino come piegato

nella schiavitù delle sue ali; un cumulo di neve, un mucchio di gigli,

battendo l’aria con il suo becco nero?

L’hai sentito, acuto e fischiettante

una musica tetra e stridula – come la pioggia a dirotto sui rami – come una cascata

passare come una lama giù per le sponde buie?

E l’hai visto, infine, proprio sotto le nubi –

Una croce bianca svolazzante attraversare il cielo, le sue zampe

come foglie annerite, le sue ali come la luce allargata del fiume?

E l’hai sentito, nel tuo cuore, quanto sia parte di ogni cosa?

E hai infine compreso anche tu, lo scopo della bellezza?

E hai cambiato la tua vita?

*

 

Wild geese

You do not have to be good.

You do not have to walk on your knees

for a hundred miles through the desert, repenting.

You only have to let the soft animal of your body

love what it loves.

Tell me about despair, yours, and I will tell you mine.

Meanwhile the world goes on.

Meanwhile the sun and the clear pebbles of the rain

are moving across the landscapes,

over the prairies and the deep trees,

the mountains and the rivers.

Meanwhile the wild geese, high in the clean blue air,

are heading home again.

Whoever you are, no matter how lonely,

the world offers itself to your imagination,

calls to you like the wild geese, harsh and exciting–

over and over announcing your place

in the family of things.

*

 

Oche selvatiche

Non devi essere buono.

Non devi camminare sulle ginocchia

per cento miglia nel deserto, pentendoti.

Devi solo lasciare che il tenero animale del tuo corpo

ami ciò che ama.

Raccontami della disperazione, la tua, ed io ti racconterò la mia.

Nel frattempo il mondo va avanti.

Nel frattempo il sole e i limpidi sassolini di pioggia

si stanno muovendo attraverso il paesaggio,

sulle praterie e gli alberi alti,

le montagne e i fiumi.

Nel frattempo le oche selvatiche, in alto nell’aria limpida e blu,

stanno di nuovo facendo rotta verso casa.

Chiunque tu sia, non importa quanto solo,

il mondo  si offre alla tua immaginazione,

ti chiama come le oche selvatiche, forte e appassionatamente –

più e più volte annunciando il tuo posto

nella famiglia delle cose.

*

 

A Visitor

My father, for example,

who was young once

and blue-eyed,

returns

on the darkest of nights

to the porch and knocks

wildly at the door,

and if I answer

I must be prepared

for his waxy face,

for his lower lip

swollen with bitterness.

And so, for a long time,

I did not answer,

but slept fitfully

between his hours of rapping.

But finally there came the night

when I rose out of my sheets

and stumbled down the hall.

The door fell open

and I knew I was saved

and could bear him,

pathetic and hollow,

with even the least of his dreams

frozen inside him,

and the meanness gone.

And I greeted him and asked him

into the house,

and lit the lamp,

and looked into his blank eyes

in which at last

I saw what a child must love,

I saw what love might have done

had we loved in time.

 

*

Un visitatore

Mio padre, per esempio,

che una volta era giovane

e con gli occhi blu,

ritorna

nelle notte più buie

in veranda e bussa

selvaggiamente alla porta,

e se io rispondo

devo essere preparata

al suo volto di cera,

al suo labbro inferiore

gonfio di amarezza.

E così, per lungo tempo,

non ho risposto,

ma ho dormito a tratti,

tra le ore del suo bussare.

Ma alla fine venne la notte

in cui sgusciai fuori dalle lenzuola

e con passo incerto scesi nell’ingresso.

La porta si aprì

ed io seppi d’essere salva

e che potevo sopportarlo,

patetico e vuoto,

con persino il minore dei suoi sogni

congelato dentro sè,

senza più meschinità.

E lo accolsi e lo interrogai

dentro casa,

e accesi la lampada,

e lo guardai nei suoi occhi assenti,

nei quali vidi finalmente ciò che un bambino deve amare,

vidi ciò che l’amore avrebbe potuto fare

ci fossimo amati in tempo.

 

*-Mary Oliver (1935-2019)-*

Traduzione di Federica Galetto

cornicetta

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