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Skin – di Lynn Hardaker, una traduzione

estercox

art@Hester Cox

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lynnhardackerpoem

 

Pelle

Premo

mani d’ocra sulle mura di questa caverna. mia pelle. mio rifugio.

le mie dita strisciano come insetti notturni

a cantare la corsa degli animali,

il vento della caccia, il battito dei cuori e degli zoccoli

attraverso le pianure, di pietra e polvere.

ogni notte sogno la caccia

attraverso il mio cielo d’occhi dalle nere palpebre

ogni notte

il mio corpo scivola intriso di sudore e macchiato di cenere

corro

mentre corro,

sento il battito del tamburo che ho creato –

sonoro e appreso – dalla mia stessa pelle,

sento il peso dell’arma che ho creato

dal mio stesso osso.

lascio le mura di fuoco dipinte

di questa illusione

e corro,

sotto lo sguardo freddo e dai mille occhi della notte

corro fino a sentire che il mio cuore batterà il suo ultimo battito e lacrima attraversarmi la pelle

Mi fermo

la paura asciutta come la terra nella mia bocca.

abbasso il mio palco allo stagno

e bevo le stelle.

 

Testo di Lynn Hardaker

Traduzione italiana di Federica Galetto

****

 

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Originally from Toronto, Canada, Lynn Hardaker now lives in Regensburg, Germany. She is an artist and a writer.

Originaria di Toronto, Canada, Lynn Hardaker vive e lavora a Regensburg, Germania. E’ artista e scrittrice.

lynnart

Lynn Hardaker, Profilo Facebook:

https://www.facebook.com/lynn.hardaker

 

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Libri d’artista al fondo. Il dono di Beatrice Palazzetti.

I cataloghi dell’arte. Un dono di Beatrice Palazzetti al fondo di Exosphere.

Exosphere PoesiArtEventi

beatrice

Nuovi arrivi al fondo librario di Exosphere. Grazie alla gentilezza dell’artista romana Beatrice Palazzetti che ha regalato tre meravigliosi cataloghi di libri d’artista al fondo di via Selo, si apre un nuovo capitolo di ricerca e conservazione dell’esperienza poetica nella sala che ospita il nostro fondo.

Nelle prossime settimane, i tre libri saranno catalogati e pronti per la visione nei mercoledì pomeriggio in cui la collezione è aperta e disponibile per gli amanti della lettura.

Mettiamo in essere una breve storia del Libro d’Artista, tratta dal sito ufficiale dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, per iniziare la conoscenza di quest’arte. Si legge che: “Iniziarono artisti come William Morris, con la fondazione della Kelmscott Press, una delle stamperie che già a fine ‘800 in Inghilterra perseguivano l’intento di andare oltre alla produzione industriale, campo del convenzionale che predilige quantità seriale sulla qualità del diverso, del libro. Più di un secolo fa…

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andare a zonzo d’inverno è la più grande avventura

Federica Nightingale - Collage on board, detail
Federica Nightingale – Collage on board, detail

A zonzo: un’avventura londinese

È sempre un’avventura entrare in una stanza nuova; la vita e il carattere dei suoi proprietari le hanno infuso la loro atmosfera e appena entriamo ci assale una nuova ondata di emozioni. Non c’è dubbio, nella cartoleria hanno litigato. Hanno sparato rabbia nell’aria. Ora hanno smesso, la vecchia – sono marito e moglie evidentemente – se n’è andata nella stanza sul retro; il vecchio la cui fronte rotonda e gli occhi a palla farebbero la loro figura sul frontespizio di un in folio elisabettiano è rimasto a servirci. «Una matita, una matita» ripeteva «certo, certo.» Parlava con la stessa distrazione ed effusione di chi s’è molto eccitato e poi tutto a un tratto represso. Cominciò ad aprire una scatola dopo l’altra e a richiuderle. Disse che era molto difficile trovare qualcosa, dal momento che avevano così tanti articoli. Si lanciò in una storia riguardo un certo gentiluomo, un avvocato, che s’era trovato nei pasticci a causa della condotta di sua moglie. Lo conosceva da anni; aveva rapporti col Temple da più di mezzo secolo, disse, come se volesse essere sentito dalla moglie nella stanza sul retro. Rovesciò una scatola di elastici. Alla fine, esasperato dalla propria incompetenza, aprì la porta a molla e urlò con violenza «Dov’è che tieni le matite?» come se la moglie le avesse nascoste. La vecchia entrò. Senza guardare nessuno, con una bell’aria di dignitosa severità ficcò la mano nella scatola giusta. Ecco le matite. Come avrebbe fatto senza di lei? Non gli era indispensabile? Per farli rimanere lì uno di fianco all’altra in quella forzosa neutralità bisognava essere particolarmente esigenti nella scelta della matita, questa troppo soffice, questa troppo dura. Loro zitti osservavano. Più stavano lì, più si facevano tranquilli; il calore diminuiva, la rabbia sbolliva. E senza una parola da entrambe le parti, la lite fu ricomposta. Il vecchio che non avrebbe sfigurato sulla copertina di Ben Jonson allungò la mano e ripose la scatola al suo posto, con un inchino profondo ci diede la buonasera, e scomparvero. Lei avrebbe tirato fuori il cucito; lui avrebbe preso il giornale; il canarino li avrebbe entrambi imparzialmente ricoperti di semi. La lite era finita.

Durante quei pochi minuti in cui era stato evocato un fantasma, ricomposta una lite e comprata una matita, le strade s’erano svuotate. La vita s’era ritirata al piano di sopra, s’erano accese le lampade. Il selciato era asciutto, duro; la strada di argento battuto. Ritornando verso casa attraverso la desolazione, ci si poteva ripetere la storia della nana, dei ciechi, della festa nella bella casa di Mayfair, del litigio nella cartoleria. S’era potuto penetrare in ognuna di queste vite un poco, abbastanza da darci l’illusione che non siamo incatenati a un’unica mente, ma brevemente, anche per pochi minuti, si possono avere il corpo e la mente di un altro. Si può diventare una lavandaia, un oste, un cantante di strada. E quale maggiore incanto e meraviglia che abbandonare le linee diritte della personalità e deviare in quei sentieri che portano alla boscaglia e ai tronchi spessi degli alberi fino nel cuore della foresta, dove vivono quelle bestie selvagge, i nostri simili?
È vero: fuggire è il più grande dei piaceri; andare a zonzo d’inverno la più grande avventura. E tuttavia, riavvicinandoci al nostro portone, ci conforta sentire che i familiari possessi e pregiudizi ci riavvolgono e proteggono, richiudendosi intorno all’io che il vento ha trascinato da un angolo all’altro della strada, e come una falena ha sbattuto contro la fiamma di tante inaccessibili lanterne. Ecco di nuovo la porta che conosciamo, ecco la sedia girata proprio come l’abbiamo lasciata, e la coppa di porcellana e il cerchio scuro sul tappeto. Ed ecco – guardiamola ora con tenerezza, tocchiamola con reverenza – la sola spoglia che abbiamo riportato dai tesori della città, una matita.

Virginia Woolf
Street Haunting: A London Adventure 
Yale Review, ottobre 1927
Fonte: Frammenti Del Tredicesimo Mese di Elena Petrassi
http://elenapetrassi.blogspot.it/2017/01/andare-zonzo-dinverno-e-la-piu-grande.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed:+FrammentiDelTredicesimoMese+(Frammenti+Del+Tredicesimo+Mese)

Buone Feste

art@Lleuad Gaeaf
art@Lleuad Gaeaf

Like snow by Wendell Berry

Suppose we did our work
like the snow, quietly, quietly,
leaving nothing out.

 

Le giornate di dicembre viste dai vetri della finestra mostrano nebbie e sole e cieli scuri e bui, poi limpide ore che annegano nel crepuscolo rossastro, strade brillanti di ghiacciate notturne e stelle vivide. Le giornate di dicembre si annodano all’anima e cercano il calore del fuoco in attesa del Natale. Guardando oltre la siepe si scorgono i pettirossi che si infilano svelti tra le foglie per ripararsi e cercare bacche e semi da mangiare. Ogni volta che inizia a nevicare un pettirosso si posa sul davanzale. La neve giunge a grossi fiocchi e si smette di parlare, perchè ovunque si sente il lieve camminare dei fiocchi sulla Terra, e si ascolta, ci si rasserena, si spera. Giungerà il Natale sopra le pieghe oscure dei tristi accadimenti, che nel mondo ce ne sono troppi, crudeli e insensati. Pregheremo per un futuro migliore, ma non pregheremo mai abbastanza e nessuno da lassù ci ascolterà o ci prenderà sul serio. Forse la costanza del bene e della preghiera costano troppo. Torneremo a guardare i nostri giardini imbiancati, le luci intermittenti, a scartare regali inutili, a sognare di partire per luoghi lontani dove la vita è più lieve. Ma guardare da vicino dicembre ci serve a ricordare che ognuno di noi può tentare, a vivere pensando che basti, quel fuoco e quella tortura quotidiana di cui ci lamentiamo mentre altrove si muore. Può servire a credere che dalle malattie si può guarire, dall’odio si può tornare all’amore, dal piccolo si può passare al grande e dal sacrificio al centuplo. Serve questo per vivere: credere che tutto può cambiare e che nulla rimane sempre tale e quale. Le trasformazioni avvengono quando si accetta il presente e lo si benedice. A Natale dovremmo stare ad ascoltare la neve cadere e fare attenzione a ciò che ci vuole dire. A Natale saremo tutti più fragili e forse riceveremo il dono del cuore, quello che ognuno desidera e non ha. Bisogna solo ascoltare, in silenzio, la neve.

Buone Feste da “La lepre e il cerchio”

 

Albinos: gli angeli caduti di Gustavo Lacerda

In occasione dell’ International Albinism Awareness Day ripropongo un mio articolo/intervista bilingue (IT-EN) apparso su WSF di Antonella Taravella

Words Social Forum

Gustavo Lacerda, fotografo brasiliano di San Paolo, ha realizzato una serie di fotografie molto speciali: “Albinos”. In questa serie, ritrae esclusivamente modelli affetti da albinismo totale e con estrema delicatezza e abilità li restituisce al mondo in una versione naturale ritoccata unicamente dal suo occhio di fotografo attento. La sensibilità che accompagna le immagini non è che il riflesso di un complesso lavoro interpersonale e professionale intercorso fra Lacerda e i suoi modelli che nella loro timidezza e bellezza unica sono stati guidati mirabilmente verso un’autenticità che si fa Arte. Questo è un esempio calzante di quanto la Bellezza possa essere imperfetta eppure totalmente avulsa dall’errore (visibile ma non rilevante). Perfezione e Bellezza non sono sinonmi ma rappresentano una strada aperta al raggiungimento di una Verità che trascende lo stereotipo, il luogo comune, raggiungendo livelli altissimi di estetica e purezza. Il tocco del mestiere, la semplicità delle inquadrature e dei…

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