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Mami

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art@Cristina Costanzo, Madonna del cardellino

*

Mami sotto le lenzuola

il ticchettare dell’orologio in cucina

oltre i fari della notte un sogno

le luci che attendono un ritorno

a casa dicevi era troppo triste

poi le uova al prosciutto e la crema pasticcera

i vestiti variopinti e gli anelli giganti

alla moda come i capelli

tratti alle forcine lucide come fiori di aprile

le unghie laccate e un sorriso i rammendi

le lacrime dissepolte nel vaso di edera

arrampicata oltre le sbarre del lavoro

e musica di balera

Mami mi presti il tuo cuore? I muscoli e la pelle?

Mami comprami le stelle e i giorni

le pause il colletto di pizzo le cornici dorate

Mami vestita di bianco mi parli

anche adesso che diluvia

e papà che sorride nel tuono

Oltre, la pazienza di suonare un campanello

ad una porta che non si apre più

Guarda, il mare

Prendilo se ti piace, te lo regalo io

 

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Virginia Woolf (Londra, 25 gennaio 1882 – Rodmell, 28 marzo 1941)

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Ma d’altra parte, mentre voi siete così diversi e cambiate mille volte a seconda delle idee e delle risate degli altri, io invece resterò sempre cupa, nero-tempesta, viola.
—  Virginia Woolf, Le onde, 1931
*
Andrò a casa. Riempirò i vasi di fiori, tanti, lussureggianti, sgargianti, raccolti in grandi mazzi. Metterò una sedia qui, un’altra lì. Disporrò le sigarette, i bicchieri, e un libro con la copertina a colori, appena comprato, non ancora letto, in caso vengano Bernard, Neville o Louis. Ma forse non verranno né Bernard, né Neville, né Louis; verrà invece qualcun altro, uno sconosciuto, un signore incontrato per le scale, al quale, passandogli accanto e volgendomi, ho mormorato ‘vieni’. Verrà questo pomeriggio qualcuno che non conosco, uno sconosciuto. Il silenzioso esercito dei morti discenda pure. Io vado avanti.
—  Le onde, Virginia Woolf

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Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci. Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo. Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori. Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai.
—  Virginia Woolf
*
Arrivai alla pozzanghera. Non riuscii ad attraversarla. Persi l’identità. Noi non siamo nulla, mi dissi, e crollai. Volai via come una piuma, vorticai dentro un tunnel. Poi con grande cautela spinsi in avanti un piede, mi appoggiai con una mano al muro di mattoni rossi. Ritornai in me con grande fatica, rientrai nel mio corpo, superai la pozza grigia, cadaverica. Ecco la vita a cui mi riconsegno.
—  Virginia Woolf, Le onde.
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Buon Natale

The cottage hearth beams warm and bright,
The candles gaily glow;
The stars emit a kinder light
Above the drifted snow.

Down from the sky a magic steals
To glad the passing year,
And belfries sing with joyous peals,
For Christmastide is here!

*Buon Natale da

La lepre e il cerchio*

 

Buone Feste

art@Lleuad Gaeaf
art@Lleuad Gaeaf

Like snow by Wendell Berry

Suppose we did our work
like the snow, quietly, quietly,
leaving nothing out.

 

Le giornate di dicembre viste dai vetri della finestra mostrano nebbie e sole e cieli scuri e bui, poi limpide ore che annegano nel crepuscolo rossastro, strade brillanti di ghiacciate notturne e stelle vivide. Le giornate di dicembre si annodano all’anima e cercano il calore del fuoco in attesa del Natale. Guardando oltre la siepe si scorgono i pettirossi che si infilano svelti tra le foglie per ripararsi e cercare bacche e semi da mangiare. Ogni volta che inizia a nevicare un pettirosso si posa sul davanzale. La neve giunge a grossi fiocchi e si smette di parlare, perchè ovunque si sente il lieve camminare dei fiocchi sulla Terra, e si ascolta, ci si rasserena, si spera. Giungerà il Natale sopra le pieghe oscure dei tristi accadimenti, che nel mondo ce ne sono troppi, crudeli e insensati. Pregheremo per un futuro migliore, ma non pregheremo mai abbastanza e nessuno da lassù ci ascolterà o ci prenderà sul serio. Forse la costanza del bene e della preghiera costano troppo. Torneremo a guardare i nostri giardini imbiancati, le luci intermittenti, a scartare regali inutili, a sognare di partire per luoghi lontani dove la vita è più lieve. Ma guardare da vicino dicembre ci serve a ricordare che ognuno di noi può tentare, a vivere pensando che basti, quel fuoco e quella tortura quotidiana di cui ci lamentiamo mentre altrove si muore. Può servire a credere che dalle malattie si può guarire, dall’odio si può tornare all’amore, dal piccolo si può passare al grande e dal sacrificio al centuplo. Serve questo per vivere: credere che tutto può cambiare e che nulla rimane sempre tale e quale. Le trasformazioni avvengono quando si accetta il presente e lo si benedice. A Natale dovremmo stare ad ascoltare la neve cadere e fare attenzione a ciò che ci vuole dire. A Natale saremo tutti più fragili e forse riceveremo il dono del cuore, quello che ognuno desidera e non ha. Bisogna solo ascoltare, in silenzio, la neve.

Buone Feste da “La lepre e il cerchio”

 

Tre poesie da Assorta la corda vira di Federica Galetto

Simonetta Sambiase, che ringrazio, dedica oggi un post al mio libro Assorta la corda vira in occasione del mio compleanno. Auguri Federica Galetto dunque, auguri a me di tante buone cose e buona scrittura a venire.

Il Golem Femmina

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GLI ANNI

Tu
che hai fatto il giro di boa
che da quindici sono trenta
Gli anni
Trenta snodi d’acciaio
in un bestiario di carta
in brossura
inseguendo cigni nel lago
a riemergere appena un passato
Gli anni invaghiti del tremore
le dure spinte al dosso
comunque e sempre
Un bacio sulla porta che deve
senza sperare mai
Dove sei andato
incollato cielo di ieri sul petto
un mormorare lesto d’ansia
la palpebra sola sul respiro
dove quella corsa al mio collo
nelle sere d’inverno
sul cuscino l’impronta di latte
Siamo vapore nel sole
tu
che hai fatto il giro di boa
che da quindici sono trenta
Gli anni
Ancora mi cerchi nei passi
la mattina presto
mai esistiti sul parquet di iroko
che scalda la tua casa
mai sentiti davvero
sognati come nuvole che passano
E i fogli scritti di sentimento
le parole schiave
un furtivo chiederne ancora per…

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