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Siate felici

BUON 8 MARZO

Il Golem Femmina

Lasciate i condizionali, i sensi di colpa, i bicchieri mezzi vuoti, i fossi alle strade.

Liberatevi delle insonnie, delle prepotenze, degli spazi sempre stretti .

Lasciate squillare i telefoni, arrestate i videocitofoni, gelate i forni.

Liberatevi dalle ruote da spostare, dalle incurie delle voci, dalle vite ignoranti.

Vestitevi di imperativi, di infiorescenze, di pause, di iperboli.

Scendete in piazza, tornate in viaggio, scivolate in amore.

Perdonatevi.

Si può arrivare al cielo da qualunque luogo si parta, lo hanno già scritto.

Siate felici.

Buon Otto Marzo.

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Buon Natale e Buone Feste da La lepre e il Cerchio

andreyremnev

Art@Andrey Remnev

 

 

~

L’anno vecchio, lacrima nell’occhio del tempo;
brina sul prugnolo, fossi fascinosi
di galaverna; sulla boccata d’aria,
la lunga, pensosa pausa pre-neve.

Una stella sulla fronte di un mulo nel campo
e il mulo strofina il muso sul muro a secco
dove uno scricciolo, come il borsellino di un bimbo,
si è rintanato in un buco. Giorno di Santo Stefano.

Otto campane dalla Chiesa. Accanto alla Chiesa,
la Locanda. Vicino alla Locanda, e di fronte,
una lunga teoria di casette. Alla fine della fila,
una fattoria. In cima al colle, la Grande Casa –

ovunque l’odore muschiato della torba dai primi fuochi
come se l’ora avesse iniziato il giorno
con un puro malto liscio; come il tuo uomo qui
che ora sbatte sulle porte con la bacchetta di agrifoglio.
[…]

Da “The Wren Boys” (tratto da Carol Ann Duffy, “Un Natale inglese”, antologia di poesie natalizie a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, illustrazioni di Simone Pagliai, Le Lettere 2018)

Mami

dav

art@Cristina Costanzo, Madonna del cardellino

*

Mami sotto le lenzuola

il ticchettare dell’orologio in cucina

oltre i fari della notte un sogno

le luci che attendono un ritorno

a casa dicevi era troppo triste

poi le uova al prosciutto e la crema pasticcera

i vestiti variopinti e gli anelli giganti

alla moda come i capelli

tratti alle forcine lucide come fiori di aprile

le unghie laccate e un sorriso i rammendi

le lacrime dissepolte nel vaso di edera

arrampicata oltre le sbarre del lavoro

e musica di balera

Mami mi presti il tuo cuore? I muscoli e la pelle?

Mami comprami le stelle e i giorni

le pause il colletto di pizzo le cornici dorate

Mami vestita di bianco mi parli

anche adesso che diluvia

e papà che sorride nel tuono

Oltre, la pazienza di suonare un campanello

ad una porta che non si apre più

Guarda, il mare

Prendilo se ti piace, te lo regalo io

 

Virginia Woolf (Londra, 25 gennaio 1882 – Rodmell, 28 marzo 1941)

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Ma d’altra parte, mentre voi siete così diversi e cambiate mille volte a seconda delle idee e delle risate degli altri, io invece resterò sempre cupa, nero-tempesta, viola.
—  Virginia Woolf, Le onde, 1931
*
Andrò a casa. Riempirò i vasi di fiori, tanti, lussureggianti, sgargianti, raccolti in grandi mazzi. Metterò una sedia qui, un’altra lì. Disporrò le sigarette, i bicchieri, e un libro con la copertina a colori, appena comprato, non ancora letto, in caso vengano Bernard, Neville o Louis. Ma forse non verranno né Bernard, né Neville, né Louis; verrà invece qualcun altro, uno sconosciuto, un signore incontrato per le scale, al quale, passandogli accanto e volgendomi, ho mormorato ‘vieni’. Verrà questo pomeriggio qualcuno che non conosco, uno sconosciuto. Il silenzioso esercito dei morti discenda pure. Io vado avanti.
—  Le onde, Virginia Woolf

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Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci. Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo. Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori. Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai.
—  Virginia Woolf
*
Arrivai alla pozzanghera. Non riuscii ad attraversarla. Persi l’identità. Noi non siamo nulla, mi dissi, e crollai. Volai via come una piuma, vorticai dentro un tunnel. Poi con grande cautela spinsi in avanti un piede, mi appoggiai con una mano al muro di mattoni rossi. Ritornai in me con grande fatica, rientrai nel mio corpo, superai la pozza grigia, cadaverica. Ecco la vita a cui mi riconsegno.
—  Virginia Woolf, Le onde.
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Buon Natale

The cottage hearth beams warm and bright,
The candles gaily glow;
The stars emit a kinder light
Above the drifted snow.

Down from the sky a magic steals
To glad the passing year,
And belfries sing with joyous peals,
For Christmastide is here!

*Buon Natale da

La lepre e il cerchio*