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The Night is Darkening Round Me – una traduzione

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*

 

The night is darkening round me,
The wild winds coldly blow;
But the tyrant spell has bound me,
And I cannot, cannot go.

The giant trees are bending
Their bare boughs weighed with snow,
And the storm is fast descending,
And yet I cannot go

Clouds beyond clouds above me,
Wastes beyond wastes below;
But nothing dread can move me,
I will not, cannot go

*

La notte attorno a me si oscura,
Inclementi soffiano i gelidi venti;
Ma un sortilegio tiranno mi ha costretta,
E non posso, non posso andare

Gli alberi giganti inclinano
i loro rami spogli carichi di neve,
E la tempesta come saetta discende,
e io ancora non posso andare

Nubi oltre le nubi sopra me,
Deserti su deserti al di sotto,
ma non vi è orrore che mi possa muovere;
Io non voglio, non posso andare.

Emily Bronte, novembre 1837

Traduzione di Federica Galetto

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Virginia Woolf (Londra, 25 gennaio 1882 – Rodmell, 28 marzo 1941)

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Ma d’altra parte, mentre voi siete così diversi e cambiate mille volte a seconda delle idee e delle risate degli altri, io invece resterò sempre cupa, nero-tempesta, viola.
—  Virginia Woolf, Le onde, 1931
*
Andrò a casa. Riempirò i vasi di fiori, tanti, lussureggianti, sgargianti, raccolti in grandi mazzi. Metterò una sedia qui, un’altra lì. Disporrò le sigarette, i bicchieri, e un libro con la copertina a colori, appena comprato, non ancora letto, in caso vengano Bernard, Neville o Louis. Ma forse non verranno né Bernard, né Neville, né Louis; verrà invece qualcun altro, uno sconosciuto, un signore incontrato per le scale, al quale, passandogli accanto e volgendomi, ho mormorato ‘vieni’. Verrà questo pomeriggio qualcuno che non conosco, uno sconosciuto. Il silenzioso esercito dei morti discenda pure. Io vado avanti.
—  Le onde, Virginia Woolf

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Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci. Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo. Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori. Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai.
—  Virginia Woolf
*
Arrivai alla pozzanghera. Non riuscii ad attraversarla. Persi l’identità. Noi non siamo nulla, mi dissi, e crollai. Volai via come una piuma, vorticai dentro un tunnel. Poi con grande cautela spinsi in avanti un piede, mi appoggiai con una mano al muro di mattoni rossi. Ritornai in me con grande fatica, rientrai nel mio corpo, superai la pozza grigia, cadaverica. Ecco la vita a cui mi riconsegno.
—  Virginia Woolf, Le onde.
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Stralci d’Autore

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 Da I morti, Gente di Dublino di James Joyce, Garzanti 1976

Traduzione di Marco Papi

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Virginia Woolf- un omaggio nel giorno del suo compleanno

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A qualunque ora ci si svegliasse c’era una porta che si spostava oscillando. Da stanza a stanza si muoveva, mano nella mano, sollevando qui, aprendo là, cercando certezze – una coppia  di fantasmi.

“L’avevamo lasciata qui” diceva lei. E lui aggiungeva, “Oh, ma anche qui!” “E’ di sopra”, lei mormorava. “E nel giardino”, sussurrava lui “Facciamo piano”, dicevano, “o li sveglieremo”.

Ma non è che ci svegliavate. Oh, no. “La stanno cercando; si stanno avvicinando alla tenda”, uno potrebbe dire, e continuare così a leggere una pagina o due. “Ora l’hanno trovata”, uno ne sarebbe certo, fermando la matita sul margine. E poi, stanco di leggere, si potrebbe alzare a vedere da sé, la casa tutta vuota, le porte rimaste aperte, solo i piccioni gorgogliare contenti e il ronzio della mietitrebbia risuonare dalla fattoria. “Che cosa sono entrato a fare qui? Cosa intendevo trovare?” Le mie mani erano vuote.

“ Forse è sopra dunque?” Le mele erano in soffitta. E poi giù di nuovo, il giardino immobile come sempre, solo il libro era scivolato nell’erba.

Ma l’avevano trovata nel salotto. Non che uno riuscisse mai a vederli. I cristalli della finestra riflettevano mele, riflettevano rose; tutte le foglie erano verdi nel vetro. Se si muovevano nel salotto, solo la mela si rigirava sul suo lato giallo. Tuttavia, un momento dopo, se la porta era aperta, si allargava sul pavimento, rimaneva sospesa alle pareti, pendendo dal soffitto – Cosa? Le mie mani erano vuote. L’ombra di un tordo attraversava il tappeto; dai pozzi più profondi del silenzio il piccione tracciava la sua bolla sonora. “Sicuro, sicuro, sicuro”, il polso della casa batteva sommessamente. “Il tesoro sepolto; la stanza…” il battito si fermò bruscamente. Oh, era quello il tesoro sepolto? Un momento più tardi la luce s’era sbiadita. Fuori in giardino allora? Ma gli alberi intesserono l’oscurità per una lama di sole vagante. Così sottile, così raro, sprofondato con disinvoltura sotto la superficie il raggio che cercavo  sempre ardeva dietro il vetro. La Morte era il vetro; la morte era fra noi; andando dalla donna prima, centinaia di anni fa, lasciando la casa, sigillando tutte le finestre; le stanze erano oscurate.

Brano tratto da “A haunted house” – Traduzione di Federica Galetto

Orlando

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*

 

“The first stroke of midnight sounded. Orlando then for the first time noticed a small cloud gathered behind the dome of St Paul’s. As the strokes sounded, the cloud increased, and she saw it darken and spread with extraordinary speed […] As the ninth, tenth, and eleventh strokes struck, a huge blackness sprawled over the whole of London. With the twelfth stroke of midnight, the darkness was complete. A turbulent welter of cloud covered the city. All was darkness; all was doubt; all was confusion. The Eighteenth century was over; the Nineteenth century had begun”.

 

§

 

“Il primo rintocco di mezzanotte suonò. Orlando allora per la prima volta notò una piccola nube raccogliersi dietro il duomo di St. Paul. Al risuonare del rintocco, la nube crebbe, e la vide scurirsi ed espandersi a straordinaria velocità […]Al nono, decimo, e undicesimo rintocco, una vasta buiezza  si distese sull’intera Londra. Al dodicesimo rintocco di mezzanotte, l’oscurità fu completa. Un turbolento ammasso di nubi coprì la città. Tutto era tenebra; tutto era incerto; tutto era confuso. Il Diciottesimo secolo era finito; il Diciannovesimo secolo era cominciato”.

Tratto da “Orlando”, di Virginia Woolf

Traduzione  di Federica Galetto