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The red cup

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The red cup

This is the end
of a b(rightness)
It points the red cup
Ahead of my fingers
I cross my mind
Mending
The sore heart I own
This empty side
Of myself
It sounds where the reason
Can’t sleep
Orange stains of light
Play through me
Another day is coming
My eyes running fast
In the field

*
La tazza rossa

Questa è la fine
di una s(favillante)
giustezza
Indica la tazza rossa
davanti alle mie dita
Io mi attraverso la mente
rammendando
l’immensa tristezza che possiedo
Questo lato vuoto di me
che suona dove la ragione
non può dormire
Macchie aranciate di luce
mi giocano attraverso
Un altro giorno sta arrivando
I miei occhi corrono veloci
nel campo

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Skin – di Lynn Hardaker, una traduzione

estercox

art@Hester Cox

*

 

lynnhardackerpoem

 

Pelle

Premo

mani d’ocra sulle mura di questa caverna. mia pelle. mio rifugio.

le mie dita strisciano come insetti notturni

a cantare la corsa degli animali,

il vento della caccia, il battito dei cuori e degli zoccoli

attraverso le pianure, di pietra e polvere.

ogni notte sogno la caccia

attraverso il mio cielo d’occhi dalle nere palpebre

ogni notte

il mio corpo scivola intriso di sudore e macchiato di cenere

corro

mentre corro,

sento il battito del tamburo che ho creato –

sonoro e appreso – dalla mia stessa pelle,

sento il peso dell’arma che ho creato

dal mio stesso osso.

lascio le mura di fuoco dipinte

di questa illusione

e corro,

sotto lo sguardo freddo e dai mille occhi della notte

corro fino a sentire che il mio cuore batterà il suo ultimo battito e lacrima attraversarmi la pelle

Mi fermo

la paura asciutta come la terra nella mia bocca.

abbasso il mio palco allo stagno

e bevo le stelle.

 

Testo di Lynn Hardaker

Traduzione italiana di Federica Galetto

****

 

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Originally from Toronto, Canada, Lynn Hardaker now lives in Regensburg, Germany. She is an artist and a writer.

Originaria di Toronto, Canada, Lynn Hardaker vive e lavora a Regensburg, Germania. E’ artista e scrittrice.

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Lynn Hardaker, Profilo Facebook:

https://www.facebook.com/lynn.hardaker

 

Tiziano Fratus: due poesie da Arborgrammaticus

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Sycamore Tree, Study for Pennsylvania Landscape, 1941 Andrew Wyeth (1917-2009). Ink and watercolor, 29 3/4 x 39 3/8 inches. Delaware Art Museum, Gift of Mr. and Mrs. William E. Phelps, 1964. © 2018 Andrew Wyeth/Artists Rights Society (ARS), New York.

*

Componimenti tratti dall’opera in fieri Arborgrammaticus (poesie 2000-2018)

Per gentile concessione © Tiziano Fratus, Studio Homo Radix

*

La riserva

Primo

esercizio:

immaginare

una città priva

di alberi. Secondo

compito: vagheggiare

il profumo dei muschi

d’un bosco fitto, la fioritura

dei tigli a fine maggio, il profumo

dolce dei frutti spaccati in piena estate.

Non soltanto protezione, ammaliamenti, sfarfallii.

Quando gli uomini dimenticano di essere uomini alzano

muri coi teschi e disegnano filo spinato con le unghie e i denti.

Ardono i libri scritti per ricordare precedenti tagli nel dizionario.

Se questo è un uomo, i diari di Anna Frank e Etty Hillesum,

L’Agnese va a morire, Pioggia nera, Una giornata di Ivan

Denisovič. A chi viene risparmiato dalla tempesta e resta

la vita attaccata alla pelle può servire appoggiare

orecchio al loro silenzio intermittente, al loro

mormorio di fronda, al loro radicamento

nelle profondità di epoche sepolte.

Li chiamano «a l b e r i» ma

sono riserve dantesche

per l’anima di coloro

che rinascono a

nuova stella

*

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Andrew Wyeth – End of storm

*

Giobbe

Dentro

l’uomo dei libri

aveva riparo l’uomo delle parole.

E dentro l’uomo delle parole aveva

a sua volta rifugio l’uomo delle piante,

l’uomo dei semi e l’uomo cugino delle radici.

Non ebbe modo di sovrascrivere quel moto biologico

che chiamano anima. Raccoglieva le felci e le osservava,

nei suoi quaderni, la bellezza inaudita, la perfezione, la geometria.

Ma nulla ha potuto ad evitare che egli,

il suo destino, fosse uguale

all’andamento

del fumo di

un ince

ndi

o

*

Tiziano Fratus (Bergamo, 1975) cresce nei paesaggi di Lombardia e in Piemonte. A seguito della dissolvenza della propria famiglia naturale inizia a viaggiare, attraversando le foreste di conifera della California e delle Alpi laddove perfeziona il concetto di Homo Radix, al quale conseguono una pratica quotidiana di meditazione in natura, la disciplina della Dendrosofia e la teoria del Quinto Umanesimo. In vent’anni di lavoro pubblica opere in prosa e in versi per editori quali Mondadori, Feltrinelli, Bompiani, Laterza, Einaudi ed Ediciclo. Sue liriche sono tradotte in 9 lingue e pubblicate su rivista o in volume in 16 paesi. Ha all’attivo personali fotografiche. Collabora coi quotidiani La Stampa e Il Manifesto e conduce il programma Nova Silva Philosophica su Radio Francigena. Vive nella campagna torinese laddove si esaurisce la costanza della pianura e si snodano le radici delle montagne.

Il suo sito: www.homoradix.com

Emily Dickinson, poesia n° 419

We grow accustomed to the Dark –
When Light is put away –
As when the Neighbor holds the Lamp
To witness her Good bye –

A Moment – We uncertain step
For newness of the night –
Then – fit our Vision to the Dark –
And meet the Road – erect –

And so of larger – Darknesses –
Those Evenings of the Brain –
When not a Moon disclose a sign –
Or Star – come out – within –

The Bravest – grope a little –
And sometimes hit a Tree
Directly in the Forehead –
But as they learn to see –

Either the Darkness alters –
Or something in the sight
Adjusts itself to Midnight –
And Life steps almost straight.

 

Ci abituiamo al buio
Quando la luce è messa via
Come quando la vicina sorregge la lampada
A testimoniare il suo arrivederci
Un momento – il nostro passo è incerto
per la novità della notte
Poi adattiamo la Vista al buio
e incontriamo la strada – eretti
E così è per tenebre più vaste
Quelle notti della mente
in cui neppure la luna manda un segno
O una stella appare – dentro
I più coraggiosi brancolano un poco
e talvolta picchiano contro un albero
In piena fronte
ma imparano così a vedere
Che sia l’oscurità ad alterarsi
o qualcosa nella vista
Che si adatta alla mezzanotte
E la vita quasi cammina diritta

Domandarsi se

 

    *

Domandarsi se

le sfumature contano,

se i dettagli si incidono a forza e rinforzano,

se le parole non dette non si dicono perchè non ci sono,

se le cose fatte sono amore senza voce, o se una carezza si può dare senza toccare.

Domandarsi se.

*

Wondering if the nuances count, if details carve themselves by force and reinforce, if unspoken words are said because they are not, if the done things are love unvoiced, or if a caress can be given without touching. Wondering if.