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andare a zonzo d’inverno è la più grande avventura

Federica Nightingale - Collage on board, detail
Federica Nightingale – Collage on board, detail

A zonzo: un’avventura londinese

È sempre un’avventura entrare in una stanza nuova; la vita e il carattere dei suoi proprietari le hanno infuso la loro atmosfera e appena entriamo ci assale una nuova ondata di emozioni. Non c’è dubbio, nella cartoleria hanno litigato. Hanno sparato rabbia nell’aria. Ora hanno smesso, la vecchia – sono marito e moglie evidentemente – se n’è andata nella stanza sul retro; il vecchio la cui fronte rotonda e gli occhi a palla farebbero la loro figura sul frontespizio di un in folio elisabettiano è rimasto a servirci. «Una matita, una matita» ripeteva «certo, certo.» Parlava con la stessa distrazione ed effusione di chi s’è molto eccitato e poi tutto a un tratto represso. Cominciò ad aprire una scatola dopo l’altra e a richiuderle. Disse che era molto difficile trovare qualcosa, dal momento che avevano così tanti articoli. Si lanciò in una storia riguardo un certo gentiluomo, un avvocato, che s’era trovato nei pasticci a causa della condotta di sua moglie. Lo conosceva da anni; aveva rapporti col Temple da più di mezzo secolo, disse, come se volesse essere sentito dalla moglie nella stanza sul retro. Rovesciò una scatola di elastici. Alla fine, esasperato dalla propria incompetenza, aprì la porta a molla e urlò con violenza «Dov’è che tieni le matite?» come se la moglie le avesse nascoste. La vecchia entrò. Senza guardare nessuno, con una bell’aria di dignitosa severità ficcò la mano nella scatola giusta. Ecco le matite. Come avrebbe fatto senza di lei? Non gli era indispensabile? Per farli rimanere lì uno di fianco all’altra in quella forzosa neutralità bisognava essere particolarmente esigenti nella scelta della matita, questa troppo soffice, questa troppo dura. Loro zitti osservavano. Più stavano lì, più si facevano tranquilli; il calore diminuiva, la rabbia sbolliva. E senza una parola da entrambe le parti, la lite fu ricomposta. Il vecchio che non avrebbe sfigurato sulla copertina di Ben Jonson allungò la mano e ripose la scatola al suo posto, con un inchino profondo ci diede la buonasera, e scomparvero. Lei avrebbe tirato fuori il cucito; lui avrebbe preso il giornale; il canarino li avrebbe entrambi imparzialmente ricoperti di semi. La lite era finita.

Durante quei pochi minuti in cui era stato evocato un fantasma, ricomposta una lite e comprata una matita, le strade s’erano svuotate. La vita s’era ritirata al piano di sopra, s’erano accese le lampade. Il selciato era asciutto, duro; la strada di argento battuto. Ritornando verso casa attraverso la desolazione, ci si poteva ripetere la storia della nana, dei ciechi, della festa nella bella casa di Mayfair, del litigio nella cartoleria. S’era potuto penetrare in ognuna di queste vite un poco, abbastanza da darci l’illusione che non siamo incatenati a un’unica mente, ma brevemente, anche per pochi minuti, si possono avere il corpo e la mente di un altro. Si può diventare una lavandaia, un oste, un cantante di strada. E quale maggiore incanto e meraviglia che abbandonare le linee diritte della personalità e deviare in quei sentieri che portano alla boscaglia e ai tronchi spessi degli alberi fino nel cuore della foresta, dove vivono quelle bestie selvagge, i nostri simili?
È vero: fuggire è il più grande dei piaceri; andare a zonzo d’inverno la più grande avventura. E tuttavia, riavvicinandoci al nostro portone, ci conforta sentire che i familiari possessi e pregiudizi ci riavvolgono e proteggono, richiudendosi intorno all’io che il vento ha trascinato da un angolo all’altro della strada, e come una falena ha sbattuto contro la fiamma di tante inaccessibili lanterne. Ecco di nuovo la porta che conosciamo, ecco la sedia girata proprio come l’abbiamo lasciata, e la coppa di porcellana e il cerchio scuro sul tappeto. Ed ecco – guardiamola ora con tenerezza, tocchiamola con reverenza – la sola spoglia che abbiamo riportato dai tesori della città, una matita.

Virginia Woolf
Street Haunting: A London Adventure 
Yale Review, ottobre 1927
Fonte: Frammenti Del Tredicesimo Mese di Elena Petrassi
http://elenapetrassi.blogspot.it/2017/01/andare-zonzo-dinverno-e-la-piu-grande.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed:+FrammentiDelTredicesimoMese+(Frammenti+Del+Tredicesimo+Mese)
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“The Infinite Body of Sensation”, Visual poetry by Salma Caller

Salma Coller – visualpoetry

Poethead; a poetry blog

Sound is a shell

Sound is a shell
An ear
Curves of sound
Vibrating and condensing air
Echoes in a curved space
An ocean in the shell of sound
infinitebody-02

Pearls

Things that stand in for other things
infinitebody-07

The Witches Pouches

Bags of velvet black
Nets entangling objects
Bones of birds
The insides of shells
Spells
Pearls
Things that stand in for other things
infinitebody-01-1

Nets entangling objects

Bones of birds
The insides of shells
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infinitebody-04-1infinitebody-03

Black Lace

Turn this talk into a tale
A small dark textured cloth
Shadows with shades of velvet
Borders and edges tactile
Spaces glittering and ornate
An elaborate intertwining language
Of touching
A complex dance of bodies
Claustrophobic close
Obscure ornate organs
Lying in a dark net of black stuffs
Needles like obsidian beaks
Braiding sound into
A florid calligraphy of sensations
Rose Point
Point de Neige
Gros Point
Punto in aria

infinitebody-06

Lying in a dark net…

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(Testi a pezzetti e mosaici imperfetti da ) L’ingombro – Premio Giorgi 2016

Simonetta Sambiase, L’ingombro – Premio Giorgi 2016

Il Golem Femmina

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Il libro L’ingombro è dedicato a Jolanda Insana per volontà dell’autrice e di tutte Le Voci della Luna. Farlo a pezzetti per estrarne letture non è poi così facile perché l’autrice è affezionata a tutto il testo e non riesce a frantumarlo con leggerezza. Parebbe così  che Ella non voglia ringraziare chi ha scelto di leggerla. Non sia mai! E quindi cede, augura al suo lavoro ogni bene e lo mette in rete.

Il libro è edito da Le voci della Luna. Isbn 9788896048436
link di riferimento ufficiale
http://www.levocidellaluna.it/

ad Anna e Lucia

Gioventù e giovinette, non esiste errore
fra le erbe alte di Vondel Park
che anno dopo anno sono feconde
di gran pezzi di maschi che ci volano intorno
come mosche dagli occhi azzurri
e una lingua gracchiante a cui non ci si abitua mai
come le cose buone
che abbiamo imparato quanto sappiano di poco

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Tre poesie da Assorta la corda vira di Federica Galetto

Simonetta Sambiase, che ringrazio, dedica oggi un post al mio libro Assorta la corda vira in occasione del mio compleanno. Auguri Federica Galetto dunque, auguri a me di tante buone cose e buona scrittura a venire.

Il Golem Femmina

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GLI ANNI

Tu
che hai fatto il giro di boa
che da quindici sono trenta
Gli anni
Trenta snodi d’acciaio
in un bestiario di carta
in brossura
inseguendo cigni nel lago
a riemergere appena un passato
Gli anni invaghiti del tremore
le dure spinte al dosso
comunque e sempre
Un bacio sulla porta che deve
senza sperare mai
Dove sei andato
incollato cielo di ieri sul petto
un mormorare lesto d’ansia
la palpebra sola sul respiro
dove quella corsa al mio collo
nelle sere d’inverno
sul cuscino l’impronta di latte
Siamo vapore nel sole
tu
che hai fatto il giro di boa
che da quindici sono trenta
Gli anni
Ancora mi cerchi nei passi
la mattina presto
mai esistiti sul parquet di iroko
che scalda la tua casa
mai sentiti davvero
sognati come nuvole che passano
E i fogli scritti di sentimento
le parole schiave
un furtivo chiederne ancora per…

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Albinos: gli angeli caduti di Gustavo Lacerda

In occasione dell’ International Albinism Awareness Day ripropongo un mio articolo/intervista bilingue (IT-EN) apparso su WSF di Antonella Taravella

Words Social Forum

Gustavo Lacerda, fotografo brasiliano di San Paolo, ha realizzato una serie di fotografie molto speciali: “Albinos”. In questa serie, ritrae esclusivamente modelli affetti da albinismo totale e con estrema delicatezza e abilità li restituisce al mondo in una versione naturale ritoccata unicamente dal suo occhio di fotografo attento. La sensibilità che accompagna le immagini non è che il riflesso di un complesso lavoro interpersonale e professionale intercorso fra Lacerda e i suoi modelli che nella loro timidezza e bellezza unica sono stati guidati mirabilmente verso un’autenticità che si fa Arte. Questo è un esempio calzante di quanto la Bellezza possa essere imperfetta eppure totalmente avulsa dall’errore (visibile ma non rilevante). Perfezione e Bellezza non sono sinonmi ma rappresentano una strada aperta al raggiungimento di una Verità che trascende lo stereotipo, il luogo comune, raggiungendo livelli altissimi di estetica e purezza. Il tocco del mestiere, la semplicità delle inquadrature e dei…

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