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Quel giorno era di sabato

Pointe de la torche

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Quel giorno era di sabato. Prendemmo la macchina la mattina presto Silvia ed io, caricata di sole due valigie poco pesanti. Guidava lei. Era un’estate anomala, fresca, di quelle che piacevano a noi intolleranti alla calura. Ci si diceva spesso che avremmo dovuto nascere altrove, ad altre latitudini noi due, molto più vicine al Polo Artico di quanto fossimo. Anche l’età aveva il suo peso ci dicevamo, in fondo sapevamo di non avere più vent’anni, nè trenta, nè quaranta, e neanche cinquanta a dirla tutta. Quell’estate lontana invece ci aveva viste giovani, su una spiaggia del Finistère a sud-ovest di Quimper. Guardavamo il mare sorseggiando birra Lancelot e ridevamo molto. Eccoci in viaggio verso la giovinezza. La spiaggia detta de La Pointe de la Torche era ancora là. Le galette calde, crepes salate fatte con la farina di grano saraceno e ripiene di cose buone, aspettavano di essere addentate, fioriture si stendevano come un lenzuolo adagiato fra le dune di sabbia finissima sfiorando il mare. Silvia raccoglieva conchiglie, io sassi. Il vento spazzava via ogni cosa, pensieri compresi e le ore si dileguavano nelle prese di sale corpose che si coagulavano sulla pelle, le onde alte si infrangevano e noi scappavamo via, a guardare il paradiso degli uccelli. Mi teneva la mano, il sole era tiepido, la spiaggia deserta. Solo onde e gabbiani.

-“Silvia, passami un pò di birra”-

-“Tieni, ma bevine poca, è alcolica e non ti fa bene”-

-“Non dire stronzate, cosa vuoi che importi se non mi fa bene? Esiste ancora qualcosa che mi faccia bene oltre a tutto questo?”-

-“Non so, forse no”-

-“Ecco, appunto, dammi qua”-

Silvia piangeva sorridendo. La birra era fresca. La luce era diventata insostenibile ma mi piaceva strizzare gli occhi e sentire gli spruzzi delle onde grosse esplodere nell’aria. Una volta avevo nuotato in quelle acque gelide e sentivo il tocco delle onde sulla pelle come allora, quasi come uno schiaffo debole.

-“Hai freddo?”-

-“Non proprio; è che sto facendo il bagno adesso e mi è venuta la pelle d’oca, l’acqua è gelida”-

-” Quella tua bizzarra idea di nuotare nell’Oceano” –

-“Ho anche raccolto molti sassi, molti di più delle tue conchiglie. Sai una cosa? Quella volta che sei uscita con Tony e non me l’hai detto ti ho odiata. Quelle conchiglie avrei voluto rompertele sulla testa una ad una e tagliarti, farti male. Poi però il tempo mi ha placata e te lo dico solo adesso. In compenso ti ho adorata quando al matrimonio di tua figlia hai voluto che fosse il mio primogenito a farle da testimone. Eh, che felicità. E poi mi piaceva che piombassi a casa a ogni ora senza avvisare, chè ti volevo bene anche per questo, ma quando abbiamo visto la marea salire a St. Malo è stato il momento più bello, dopo Point du Raz. E dopo questo, di adesso. Lo porto via con me tutto questo, mi spiace ma non te ne lascio neanche un pò. Sai, non è che posso sapere esattamente dove andrò e non si sa mai. Sono sempre stata una donna previdente.”-

-” Ma dai, Tony è una storia vecchia di secoli, sei una bisbetica. Del resto si, che felicità! No, fai pure, porta via ciò che vuoi, anche tutto il mio bene, hai visto mai che possa servirti. Hai fame? Vuoi un pezzetto di galette?”-

Si scosse l’aria, il sole finì dietro un cumulo di nubi viaggianti. Me ne ero andata senza neanche assaggiare quella meraviglia di galette, ma ero fra le braccia di un’amica, la migliore, alla fine.

Federica Galetto

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[Bretagna]

Chi per trovare l’inverno nelle frequenze del chiurlo
attraversa lo stretto necessario, l’oceano;
cerca un fantasioso etimo, forse plausibile,
il raro insetto, con la serietà dell’entomologo,
la lingua fino al formichiere;
altri sfogliano scorrono il dito
per endecasillabi di pregiata fattura;
tu sfinito allo spunto, mulinando i caffè
con cucchiaini d’argento, al mattino
li inviti al tuo tavolo.

Antonio Pibiri (2013)

art@ Georges laporte (1926-2000) maisons de bretagne