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Anna Wigley, Miserable Weather/Tempo ingrato

Anna Wigley, Miserable Weather

Iris di Kolibris

nubi

Tempo ingrato

Il meteorologo preannuncia tempo ingrato.
E intende grigio, il mio colore di cielo
preferito: il peltro raggiante e delicato,
violetto sfrangiato delle nubi di pioggia del Galles,
in trapunte di palazzi e ammassi di colline
basse sui campi, a tracciare ombre azzurre.
E con ingrato intende pioggia:
il dio liquido, risposta alle preghiere
dei sogni febbrili dei contadini; quello
che gira le chiavi nel suolo, fa scattare interruttori,
maestro delle resurrezioni, che risveglia i semi,
dal sonno vergine, e fiocchi minuscoli,
grani lievissimi e punti quasi invisibili.
Il tempo ingrato riveste le pecore di grasso.
Il tempo ingrato gonfia grano, orzo e avena.
Le nubi si abbassano con il loro patrimonio,
i campi traboccano di lingotti, e ogni fosso
è un portafogli aperto e goccia argento.
Lasciate che corra le strade il tempo ingrato,
ragazza folle che scuote i lunghi capelli.
Lasciate che passi la mano sulle colline

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Dylan Thomas, “Fern Hill” (Il colle delle felci)

Dylan Thomas tradotto da Andrea Sirotti

Iris di Kolibris

traduzione di Andrea Sirotti

FERN HILL

Now as I was young and easy under the apple boughs

About the lilting house and happy as the grass was green,

The night above the dingle starry,

Time let me hail and climb

Golden in the heydays of his eyes,

And honoured among wagons I was prince of the apple towns

And once below a time I lordly had the trees and leaves

Trail with daisies and barley

Down the rivers of the windfall light.

And as I was green and carefree, famous among the barns

About the happy yard and singing as the farm was home,

In the sun that is young once only,

Time let me play and be

Golden in the mercy of his means,

And green and golden I was huntsman and herdsman, the calves

Sang to my horn, the foxes on the hills barked clear and cold,

And…

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This spring /Questa primavera

Safe Souls

This spring

While she uproots blooming irises from the backyard

Where they grow for no one

And brings them to the flower bed next to the road,

Gusts of wind and sun blind and lose her.

She digs with her fingers to feel the reality of soil

Not as harsh as the pain of letting go

Or as otherworldly as the bird’s nest which

She knocks over with her shoulder.

But she looks for that softness and warmth

That will be a sort of home – after death.

The father wobbles in his sandals towards the flowers

Thinking of the image of his heart on the monitor –

A muscle the size of his fist flickering with the weight of light.

She plants a row of irises on the side of house and he smiles

At fragrant violet and white petals unfolding:

‘In July we’ll have gladioli and next year

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Luca Guerneri ricorda Seamus Heaney

Iris di Kolibris

heaney1Era il giugno del 1991 e io, dopo sei mesi passati a Galway, dovevo rientrare in Italia perché il mio Erasmus era finito. Avevo scelto l’Irlanda perché la tesi era a tiro e volevo farla su un autore che non fosse ‘mainstream’, che fosse un contemporaneo, che da noi non lo conoscesse nessuno, insomma volevo fare la tesi che ogni studente di letteratura inglese, almeno ai miei tempi, desiderava fare.
L’anno prima di partire mi era capitato tra le mani un volumetto sdrucito della Faber, scritto da un poeta irlandese. Il libretto si chiamava Death of a Naturalist e, chiedendo in giro, nessuno mi aveva saputo dire niente. Era un ottimo inizio. Solo poi avrei scoperto che era giù uscito un volume della Fondazione Piazzolla curato da Franco Buffoni e che Mondadori stava pubblicando Station Island. Dalle parti dell’università di Bologna, almeno dalle parti che frequentavo io, di quel…

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Se d’inverno una notte – If on a winter’s night

Risveglio d’inverno
Dal mio letto posso sentire quanto siano vuote le strade.
Né la casa arieggia, bensì diviene oscurità mentre
le finestre separano dall’ombra il proprio intorbidarsi
e incorniciano la fetta di ghiaccio di luna che si scioglie.
I natali dell’infanzia si spingono dentro,
conforto di lana e tè, le impavide corolle di fiamma in
cucina,
il giardino dipinto visibile da dentro
tutto incantato; e un fumo bianco si leva dalle pietre.
La notte, poi, manteneva il patto con la stagione, consegnata
mentre dormivamo ad austerità di cristallo,
il tocco di un maestro della pittura.
Poi, quando salto fuori, sono un ospite appena arrivato
in un posto strano, dove il sole è di peltro
e mattoni e bandiere sono intarsiati di lustrini.

§

Waking in Winter
From my bed I can feel how empty are the streets.
Nor does the house air, but turns in darkness
while the windows sort their blurs from shadow
and frame the melting ice-slice of the moon.
The Christmases of childhood press in,
comforts of wool and tea, the brave corollas of cooker flame,
the painted garden visible from the kitchen
all spellbound; and a white smoke rising from the stones.
The night, then, kept its pact with the season,
was delivered while we slept to austerities of crystal,
the brushwork of a master.
Later, when I step out, I am a guest newly arrived
in a strange place, where the sun is made of pewter
and every brick and flag is sewn with sequins.

ANNA WIGLEY
da Risveglio d’inverno
Kolibris 2010

Traduzione di Chiara De Luca