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THE TIN BOX

THE TIN  BOX – UNA PASSEGGIATA IN CUCINA

di Federica Galetto

The Tin Box – Una passeggiata in Cucina

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THE TIN BOX

L’Analfabeta – I quaderni di Federica Galetto-Raccolta articoli della rubrica Art(at)TeaTime

birdsl’analfabeta

Raccolti ne L’Analfabeta, i miei articoli  d’Arte per la rubrica Art(at)TeaTime di Cartesensibili, blog di Fernanda Ferraresso.

https://analfabetiere.wordpress.com/lanalfabeta-i-quaderni/i-quaderni-di-federica-galetto/

Dei gesti e delle parole nel raccontare

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All’ombra della quercia era bello stare d’estate, con addosso solo una leggera camicia di cotone indiano e il mio cane, a guardare le nuvole passare di là. Era un’estate infida e umida, di quelle che a pensarci d’inverno ti rimandano alle narici l’odore delle piogge improvvise, dei prati allertati dai tuoni e delle nebbioline tenaci su per i pendii. Il miracolo era che dopo mezz’ora il cielo si riapriva nel suo blu più intenso e gli uccelli ricominciavano a cantare tutti insieme, accompagnando lo squarcio di nubi accalcate e poi dissolte nel sole. In un solo attimo la prospettiva della giornata mutava e le campane delle sei rintoccavano precise nell’aria, facendoti ricordare che il tempo è un filo di lana teso verso il mutamento incessante. Un racconto lasciato a metà di solito continuava a frullarmi nella mente fino a che, seduta sulla sedia della mia cucina, non mi rassegnavo all’idea di averne perso il seguito. A volte però accadeva che i temporali rendessero la mia mente più ricettiva e allora molte parole mi venivano incontro, volti e situazioni si incarnavano davanti a me come un miraggio fermo, stabile, parlante. Mi piaceva discorrere con i miei personaggi senza dire niente. L’effetto sorprendente era quello dell’immobilità fatta movimento: loro si muovevano senza muoversi ed io li seguivo dalla mia scrivania aprendo loro le porte della mia casa fisica e psichica. In fondo, il processo creativo non era che un inseguimento virtuale, una necessità soddisfatta prendendo tempo al tempo e inserendolo nel “qui e ora”. Un giorno, sotto la quercia, avevo pensato a lungo all’immobilità dei gesti. Possono formare l’ossatura di una narrazione? Si poteva immaginare di non parlare eppure di dire molto solo con uno sguardo raccontato? Descrivere un moto dell’anima rendeva il gesto e le parole quasi visibili? Narrare di soli colori, luce e ombre,  caldo e  freddo,  rumori e silenzi, rendeva possibile la creazione di una coscienza? Il primo passo era proprio questo: la creazione di un flusso di coscienza. Non c’era gesto o parola che potesse sostituire il moto animico. Da lì partendo si sviluppavano le curve (e gli angoli) della personalità e dei tratti caratteristici di un personaggio. Il colore degli occhi o del cielo sopra la sua testa, la brezza che accarezzava le sue guance, il paesaggio guardato fuori alla finestra o il fruscio di una camminata in un vestito spiegazzato o liscio, erano fotogrammi chiari del suo agire. Spiegare l’agire era dunque quasi superfluo perchè  la luce che investiva il personaggio raccontava meglio delle parole. Amavo le parole smodatamente e nell’adoperarle mi pareva di non poterle controllare nel loro accavallarsi, ma poi le sfoltivo e le sceglievo una ad una, permettendo alla luce di venir fuori. I dettagli rendevano tutto compatto e cucito insieme come un orlo alla sua gonna. Siccome non potrei mai uscire per strada con una gonna dall’orlo scucito, riflettei sul fatto che cucire dettagli era parte integrante della mia scrittura, confezionando luci proiettate su dettagli impeccabili. Luci accese dai dettagli. Poesia e potenza del paesaggio e del colore. Pennellate di parole. Dipingere scrivendo. Così:

“In quel periodo tutto era diventato molto difficile. Spesso anche i vestiti non volevano saperne di cadere come avrebbero dovuto e i colori si sbiadivano, così che i verdi riflettevano i loro toni di grigio, i rossi le loro scintille spente, i blu e i fucsia le scie di uno splendore affossato. Di solito il mio spirito indomito faceva si che mi guardassi allo specchio pensando che sarebbe stata una giornata buona; ma poi, la maggior parte delle volte abbassavo lo sguardo sapendo che non lo sarebbe stata e che  mi sarebbero mancati molti pezzetti per fare un intero”.

“Era una silenziosa domenica mattina profusa di una luce slavata, violetta sui contorni netti dell’orizzonte e con un monte di luce a sovrastarla, di quella stessa intransigente luminosità che si incontra in primavera quando l’estate si annuncia così, mentre le ombre incombono fredde agganciando l’inverno che non se ne vuole andare”.

Ma l’estate era finita, i suoi colori abbaglianti avevano lasciato il posto alle mezzetinte dell’autunno e alle sue fiaccole gialle e rosse, ai venti che vorticando sollevavano le foglie secche, facendole volare nell’aria tersa e fresca di un giorno di ottobre. Una nuova dimensione si apriva, snocciolando il cuore morbido di piaceri messi in dispensa, come una fetta di torta e una tazza di caffè bevuta con addosso il cardigan di cotone, quello comprato a Doolin fra le case rosa e blu in un mattino limpido di primavera di tanto tempo fa. Ecco, proprio a Doolin mi trovavo dove il fuoco di un cielo porpora esplodeva in un ammasso spumoso di nuvole d’oro. A Doolin. O sotto la quercia? Il tempo è a una spanna dal mio occhio.

photo@ Rosie Anne Prosser
photo@ Rosie Anne Prosser

http://www.rosieanneprosser.com/

Exosphere per Constable e Turner

Exosphere PoesiArtEventi

Ma cos’era l’Exosphere per John Constable e William Turner? Una macchia di colore vivente, un soffio, un’energia della terra che gonfia nel cielo o una terra gonfia di ombre e luce, enormi slarghi di bianco e cenere, onde di blu, cineree maree d’aria, rossi crepitanti all’imbrunire, sfere d’oro nelle mattine di settembre, anime, anime che corrono verso una meta, Poesia, Amore, Passione, Desiderio, Vita e Morte.

Voci, voci lontane e presenti, pressanti nel nostro mondo contemporaneo ricco di strazi e godimenti effimeri, ancora splendono nell’esosfera le lucciole enormi di istanti remoti. Ecco, l’esosfera che riempie e svuota, la parola, l’azione, il protendersi verso nuovi cieli, il progetto che nell’aria si spande e crea la forza. Questo è Exosphere, per Constable e Turner, un dono immenso d’ ispirazione per un creare sempre fervido e immaginifico.

Esosfera: L’esosfera terrestre è lo strato più esterno dell’atmosfera

Cloud Study 1822 by John Constable 1776-1837 Cloud Study 1822 by John Constable 1776-1837

Constable -Seascape Study with Rain Cloud Constable…

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