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Meadowland:the private life of an English field – Prateria:vita privata di un campo Inglese

 

pipit

 

 

Sweet is the lore which
Nature brings;
Our meddling intellect
Mis-shapes the beauteous
forms of things
We murder to dissect.

Dolce è la tradizione che
la Natura porta;
L’intrusione del nostro intelletto
Deforma le bellissime
fogge delle cose
Che noi uccidiamo nel dissezionarle

William Wordsworth

§

The ice moon is already rising over Merlin’s Hill as I go down to the field at late evening to watch for snipe. There is real cold in the back edge of the wind, which rattles the dead tin-foil leaves left clinging on the river oaks. As I open the gate, my heart performs its usual little leap at the magnificence of the view: the great flatness of the field, its picture-frame od hedgerows,the sloping smoothness of Merlin’s Hill to the left, then right around me the forbidding dam wall of the Black Mountains. There is snow along the top of the mountains, snow as smooth as wedding cake. Stepping into the field is to step on to a vast square stage in wich I am the last person on earth. There is not a house or person or car to be seen. It is the sort of field where, as you step in, you breathe out. The snipe like the wet corner of the meadow, where the old ditch is broken, leaking out its contents, and where sharp sprigs of sedge have taken hegemony. The snipe have come in here late for the two nights past, where the ground is amiable to their dagger beaks and the sedge offers shelter. Frost already spectres the grass on the field. A small flock of brown meadow pipits rise up in front of me, as though hesitantly climbing invisible stairs, chattering as they go. The nondescript meadow pipit is gregarious in winter, and is a true bird of grassland. The bird’s Latin name is Anthus pratensis; pratensis is Latin for “of a meadow”.

§

La luna di ghiaccio sta già alzandosi su Merlin’s Hill mentre scendo al campo in tarda serata per osservare il beccaccino. Fa davvero freddo nel risvolto del vento contrario, che scuote rumorosamente le foglie morte argentate lasciate a ciondolare sulle querce lungo il fiume.  Mentre apro il cancello, il mio cuore ha come al solito un piccolo sussulto alla vista della magnificenza del panorama: la vasta piattezza del campo, la sua cornice di siepi, il dolce declivio di Merlin’s Hill sulla sinistra, poi tutto intorno a me la minacciosa barriera delle Black Mountains. C’è la neve sulle cime delle montagne, neve morbida come una torta nuziale. Camminare nel campo significa inoltrarsi in un vasto palco quadrato nel quale io sono l’ultima persona sulla terra. Non si vede una casa o una persona o un’auto. E’ il genere di campo in cui, mentre cammini, ti manca il fiato. Al beccaccino piace l’angolo umido del campo, dove il vecchio canale si interrompe, facendo fuoriuscire il suo contenuto, e dove affilati ramoscelli di falasco la fanno da padroni. Qui,il beccaccino si è fatto vedere tardi nelle ultime due notti passate, dove il terreno è favorevole al suo becco tagliente e il falasco offre riparo. Il gelo già rende spettrale l’erba del campo. Un piccolo stormo di pispole brune si alza in volo davanti a me, come se esitando scalasse scale invisibili, cinguettando nel mentre. La pispola comune di campo è gregaria in inverno, ed è un vero uccello di prato. Il nome Latino di questo uccello è Anthus pratensis; pratensis in Latino significa “pratense, di prato”.

Traduzione di Federica Galetto

meadowlandcoverBrano tratto da: “Meadowland: the private life of an English field”, John Lewis – Stempel

Acquistabile qui: http://www.amazon.it/Meadowland-private-life-English-field-ebook/dp/B00HS2NMKS/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1420795638&sr=1-1&keywords=meadowland

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Bereite Dich, Zion

Fresh snow on the fields
and all along the trackfrost flowers blooming.
In the distance a single light
flickers and dies
Overhead the stars like golden fireflies
are winking in the forest of the night.

I have put on my corals and rubies
I have put on my robe of purest light
I have sewed my heart to the sleeve of my garment
Ich bin bereit.

§

Neve fresca sui campi

e  lungo tutta la strada

fiori di gelo in boccio.

In lontananza una luce sola

trema e muore

In cielo le stelle come lucciole d’oro

lampeggiano nella foresta della notte.

Ho messo i miei coralli e rubini

Ho indossato il mio abito di pura luce

Ho cucito il mio cuore alla manica del vestito

Ich bin bereit*

* Trad. dal tedesco: Sono pronta

Testo di Grace Andreacchi tratto dalla raccolta “Berlin Elegies”, Andromache Books, London,  2010

Traduzione di Bereite Dich, Zion di Federica Galetto

Immagine: Angie Rogers, Charcoal drawing, Winter Fields

Se d’inverno una notte – If on a winter’s night

Risveglio d’inverno
Dal mio letto posso sentire quanto siano vuote le strade.
Né la casa arieggia, bensì diviene oscurità mentre
le finestre separano dall’ombra il proprio intorbidarsi
e incorniciano la fetta di ghiaccio di luna che si scioglie.
I natali dell’infanzia si spingono dentro,
conforto di lana e tè, le impavide corolle di fiamma in
cucina,
il giardino dipinto visibile da dentro
tutto incantato; e un fumo bianco si leva dalle pietre.
La notte, poi, manteneva il patto con la stagione, consegnata
mentre dormivamo ad austerità di cristallo,
il tocco di un maestro della pittura.
Poi, quando salto fuori, sono un ospite appena arrivato
in un posto strano, dove il sole è di peltro
e mattoni e bandiere sono intarsiati di lustrini.

§

Waking in Winter
From my bed I can feel how empty are the streets.
Nor does the house air, but turns in darkness
while the windows sort their blurs from shadow
and frame the melting ice-slice of the moon.
The Christmases of childhood press in,
comforts of wool and tea, the brave corollas of cooker flame,
the painted garden visible from the kitchen
all spellbound; and a white smoke rising from the stones.
The night, then, kept its pact with the season,
was delivered while we slept to austerities of crystal,
the brushwork of a master.
Later, when I step out, I am a guest newly arrived
in a strange place, where the sun is made of pewter
and every brick and flag is sewn with sequins.

ANNA WIGLEY
da Risveglio d’inverno
Kolibris 2010

Traduzione di Chiara De Luca

La tristezza di quegli anni

“Anche oggi il mio cuore è morto più volte, ma ogni volta ha ripreso a vivere. Io dico addio di minuto in minuto e mi libero da ogni esteriorità. Recido le funi che mi tengono ancora legata, imbarco tutto quel che mi serve per intraprendere il viaggio. Ora sono seduta sulla sponda di un canale silenzioso, le gambe penzolanti dal muro di pietra, e mi chiedo se il mio cuore non diventerà così sfinito e consunto da non poter più volare liberamente come un uccello”.

 Etty Hillesum

§

La tristezza di quegli anni

Non era dovuta all’insperato

Al rigurgito dell’insolubile

O dell’irrisolto

La tristezza di quegli anni

aleggiava remota

come un solo piumato uccello

 in un cielo di rovi

Un cumulonembo aggrottato

O forse una fiera sperduta nel bosco

nell’arrancare movenze disegnandosi

al lume della fioca ora

Poi diventando mare si percorse e si ritrasse

colma di unica boria per se stessa creata

E vincendo le ire del vento si posò

colta da un susseguirsi d’impazienza

 Stella impazzita che ricrea il buio attorno

per non scivolare

La tristezza di quegli anni

avvelenava l’acqua in divenire

complice importuna dell’amore

con il suo rombo di sconquasso a infrangersi

che quasi tremava la terra

Bevevo ancora quel tuono

Nel rigore minuzioso delle gocce

Federica Galetto