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Dylan Thomas, “Fern Hill” (Il colle delle felci)

Dylan Thomas tradotto da Andrea Sirotti

Iris di Kolibris

traduzione di Andrea Sirotti

FERN HILL

Now as I was young and easy under the apple boughs

About the lilting house and happy as the grass was green,

The night above the dingle starry,

Time let me hail and climb

Golden in the heydays of his eyes,

And honoured among wagons I was prince of the apple towns

And once below a time I lordly had the trees and leaves

Trail with daisies and barley

Down the rivers of the windfall light.

And as I was green and carefree, famous among the barns

About the happy yard and singing as the farm was home,

In the sun that is young once only,

Time let me play and be

Golden in the mercy of his means,

And green and golden I was huntsman and herdsman, the calves

Sang to my horn, the foxes on the hills barked clear and cold,

And…

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Gillian Clarke, Una ricetta per l’acqua

Iris di Kolibris

ClarkeGillian Clarke, poeta nazionale del Galles, drammaturga, traduttrice (dal gallese), è certamente una delle figure centrali, più popolari e rappresentative della letteratura gallese contemporanea. Scrittrice anglo-gallese – la lingua in cui scrive è l’inglese – è tuttavia, senza alcun dubbio, profondamente radicata nella cultura, nelle tradizioni, nella lingua, nell’ambiente del Galles.
La sua poesia tratta del rapporto tra luogo e memoria, paesaggio e lingua; scava non solo nel mito e nella leggenda del suo paese, aggiornandone e riformulandone le immagini, ma anche nella sua storia personale, in quella della sua famiglia, del Galles industriale e rurale, passata e presente. Anche quando il suo mondo è fatto del “qui e ora” lo sguardo della poeta però sa trascendere i confini locali e guardare oltre anche a mondi più lontani, a comunità diverse che sa raccontare con uguale intensità e partecipazione.

Le poesie che seguono sono tratte da Una ricetta per…

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Luca Guerneri ricorda Seamus Heaney

Iris di Kolibris

heaney1Era il giugno del 1991 e io, dopo sei mesi passati a Galway, dovevo rientrare in Italia perché il mio Erasmus era finito. Avevo scelto l’Irlanda perché la tesi era a tiro e volevo farla su un autore che non fosse ‘mainstream’, che fosse un contemporaneo, che da noi non lo conoscesse nessuno, insomma volevo fare la tesi che ogni studente di letteratura inglese, almeno ai miei tempi, desiderava fare.
L’anno prima di partire mi era capitato tra le mani un volumetto sdrucito della Faber, scritto da un poeta irlandese. Il libretto si chiamava Death of a Naturalist e, chiedendo in giro, nessuno mi aveva saputo dire niente. Era un ottimo inizio. Solo poi avrei scoperto che era giù uscito un volume della Fondazione Piazzolla curato da Franco Buffoni e che Mondadori stava pubblicando Station Island. Dalle parti dell’università di Bologna, almeno dalle parti che frequentavo io, di quel…

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