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ANOUK – Video

Video trailer di “ANOUK”, romanzo di Federica Galetto, Flower-ed 2017

“Anouk”, il mio romanzo

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E’ in uscita il 12 aprile il mio romanzo “Anouk”, edito dalla casa editrice flower-ed. Ambientato alla fine degli anni ’80 del secolo scorso fra Inghilterra, Francia e Scozia, “Anouk”è un romanzo in forma epistolare. La voce narrante conduce il lettore attraverso le vicende e i sentimenti di Anouk, la giovane scrittrice protagonista. Nell’intreccio della trama, vari episodi in forma di racconto si aprono gli uni negli altri come scatole cinesi rivelando un percorso che pagina dopo pagina si snoda in momenti ed epoche differenti , raccontando storie diverse, per convergere infine sempre nella realtà esistenziale della protagonista. Un collage ideale di scenari, situazioni e storie narrate da una voce fuori campo e dai vari protagonisti che animano il palcoscenico di una storia d’amore impossibile, nell’ incalzare di misteriosi avvenimenti che conducono Anouk alla ricerca di se stessa e dei suoi umani limiti. Fra brume e scogliere perigliose, paesaggi incantati, ricordi e amori struggenti, questo libro parla di vita, amore, morte e della terra di mezzo che fra queste regna. Nel raccontarne le gioie e le pene in un susseguirsi incalzante di fatti curiosi che sconfinano oltre il limite della normale percezione sensoriale, “Anouk” è la cronaca di un enigmatico viaggio dentro se stessi che condurrà la protagonista e i suoi ospiti evocati, verso la verità e il destino.

“Anouk”, un romanzo di Federica Galetto, Flower-ed editore

dal 12 aprile in tutte le librerie on line

anouk

Orlando

orlando

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“The first stroke of midnight sounded. Orlando then for the first time noticed a small cloud gathered behind the dome of St Paul’s. As the strokes sounded, the cloud increased, and she saw it darken and spread with extraordinary speed […] As the ninth, tenth, and eleventh strokes struck, a huge blackness sprawled over the whole of London. With the twelfth stroke of midnight, the darkness was complete. A turbulent welter of cloud covered the city. All was darkness; all was doubt; all was confusion. The Eighteenth century was over; the Nineteenth century had begun”.

 

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“Il primo rintocco di mezzanotte suonò. Orlando allora per la prima volta notò una piccola nube raccogliersi dietro il duomo di St. Paul. Al risuonare del rintocco, la nube crebbe, e la vide scurirsi ed espandersi a straordinaria velocità […]Al nono, decimo, e undicesimo rintocco, una vasta buiezza  si distese sull’intera Londra. Al dodicesimo rintocco di mezzanotte, l’oscurità fu completa. Un turbolento ammasso di nubi coprì la città. Tutto era tenebra; tutto era incerto; tutto era confuso. Il Diciottesimo secolo era finito; il Diciannovesimo secolo era cominciato”.

Tratto da “Orlando”, di Virginia Woolf

Traduzione  di Federica Galetto

 

 

Festivaletteratura: Allegro #FestLet

Poetarum Silva

Tracy Chevalier Tracy Chevalier

Funziona per scintille, dice Tracy Chevalier, che sulla curiosità e l’osservazione di quello che già esiste ha costruito le sue storie. Un innamoramento improvviso per un dato che può sviluppare in narrazione. La scintilla cova, diventa propulsore per l’autore, si riconosce in mezzo al resto del tessuto e fa sì che chi legge resti impigliato, di punto in punto, come in una coperta. Oggi Tracy Chevalier ha iniziato un laboratorio tutto manuale, sta insegnando a tante donne e tanti uomini i rudimenti di un’arte strana: il patchwork. Ma ieri ha parlato di scrittura, e l’ha fatto con la maestria del tessitore. Una storia, in fondo, si cuce, come fa la ragazza muta di L’ultima fuggitiva (The last runaway, trad. di Massimo Ortelio, Neri Pozza 2013) con la sua coperta. «Come ha trovato la voce del personaggio, in un personaggio muto?», chiede Chicca Gagliardo all’autrice; «Passando del…

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Quel giorno era di sabato

Pointe de la torche

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Quel giorno era di sabato. Prendemmo la macchina la mattina presto Silvia ed io, caricata di sole due valigie poco pesanti. Guidava lei. Era un’estate anomala, fresca, di quelle che piacevano a noi intolleranti alla calura. Ci si diceva spesso che avremmo dovuto nascere altrove, ad altre latitudini noi due, molto più vicine al Polo Artico di quanto fossimo. Anche l’età aveva il suo peso ci dicevamo, in fondo sapevamo di non avere più vent’anni, nè trenta, nè quaranta, e neanche cinquanta a dirla tutta. Quell’estate lontana invece ci aveva viste giovani, su una spiaggia del Finistère a sud-ovest di Quimper. Guardavamo il mare sorseggiando birra Lancelot e ridevamo molto. Eccoci in viaggio verso la giovinezza. La spiaggia detta de La Pointe de la Torche era ancora là. Le galette calde, crepes salate fatte con la farina di grano saraceno e ripiene di cose buone, aspettavano di essere addentate, fioriture si stendevano come un lenzuolo adagiato fra le dune di sabbia finissima sfiorando il mare. Silvia raccoglieva conchiglie, io sassi. Il vento spazzava via ogni cosa, pensieri compresi e le ore si dileguavano nelle prese di sale corpose che si coagulavano sulla pelle, le onde alte si infrangevano e noi scappavamo via, a guardare il paradiso degli uccelli. Mi teneva la mano, il sole era tiepido, la spiaggia deserta. Solo onde e gabbiani.

-“Silvia, passami un pò di birra”-

-“Tieni, ma bevine poca, è alcolica e non ti fa bene”-

-“Non dire stronzate, cosa vuoi che importi se non mi fa bene? Esiste ancora qualcosa che mi faccia bene oltre a tutto questo?”-

-“Non so, forse no”-

-“Ecco, appunto, dammi qua”-

Silvia piangeva sorridendo. La birra era fresca. La luce era diventata insostenibile ma mi piaceva strizzare gli occhi e sentire gli spruzzi delle onde grosse esplodere nell’aria. Una volta avevo nuotato in quelle acque gelide e sentivo il tocco delle onde sulla pelle come allora, quasi come uno schiaffo debole.

-“Hai freddo?”-

-“Non proprio; è che sto facendo il bagno adesso e mi è venuta la pelle d’oca, l’acqua è gelida”-

-” Quella tua bizzarra idea di nuotare nell’Oceano” –

-“Ho anche raccolto molti sassi, molti di più delle tue conchiglie. Sai una cosa? Quella volta che sei uscita con Tony e non me l’hai detto ti ho odiata. Quelle conchiglie avrei voluto rompertele sulla testa una ad una e tagliarti, farti male. Poi però il tempo mi ha placata e te lo dico solo adesso. In compenso ti ho adorata quando al matrimonio di tua figlia hai voluto che fosse il mio primogenito a farle da testimone. Eh, che felicità. E poi mi piaceva che piombassi a casa a ogni ora senza avvisare, chè ti volevo bene anche per questo, ma quando abbiamo visto la marea salire a St. Malo è stato il momento più bello, dopo Point du Raz. E dopo questo, di adesso. Lo porto via con me tutto questo, mi spiace ma non te ne lascio neanche un pò. Sai, non è che posso sapere esattamente dove andrò e non si sa mai. Sono sempre stata una donna previdente.”-

-” Ma dai, Tony è una storia vecchia di secoli, sei una bisbetica. Del resto si, che felicità! No, fai pure, porta via ciò che vuoi, anche tutto il mio bene, hai visto mai che possa servirti. Hai fame? Vuoi un pezzetto di galette?”-

Si scosse l’aria, il sole finì dietro un cumulo di nubi viaggianti. Me ne ero andata senza neanche assaggiare quella meraviglia di galette, ma ero fra le braccia di un’amica, la migliore, alla fine.

Federica Galetto