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Grace Paley: qualche verso,una traduzione

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Somewhere between Greenfield and Holyoke
snow became rain
and a child passed through me
as a person moves through mist
as the moon moves through
a dense cloud at night
as though I were cloud or mist
a child passed through me

§

In qualche luogo fra Greenfield e Holyoke
la neve trasmutò in  pioggia
e un bambino mi passò attraverso
come una persona si sposta nella nebbia
come la luna che si muove trapassando
una densa nube la notte
come se io fossi nube o nebbia
un bambino mi passò attraverso

(Trad. F. Galetto)
Grace Paley – In the bus – from Begin Again Collected Poems – Farrar, Straus & Giroux, 2000

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Diari

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Alle dieci del mattino, mentre l’aria si intiepidiva fra timidi raggi di sole, posato il bricco di tè sul fuoco respirai a fondo pensando all’ospite che, dal giorno precedente, non aveva più dato segni di vita. L’avevo lasciato nella stanza del primo piano che dava sul bosco, il fuoco acceso e la luce del giorno che filtrava opaca attraverso le tendine di pizzo. Doveva essere molto stanco, lo si capiva da quel modo di trascinarsi come per inerzia lungo il corridoio e le scale; non si trattava però solo di stanchezza fisica dovuta al viaggio che l’aveva portato sin qua, bensì di una stanchezza dell’anima, del vivere, dell’essere che lasciava presagire il bisogno di una cura. Di cura abbiamo tutti bisogno, pensai, e forse il cibo avrebbe potuto ricucire almeno in parte lo scollo interiore profondo che pareva affliggere quell’uomo. Non sapevo nè come nè perchè avvenisse, ma riuscivo a scorgere nelle persone il loro dolore. Non era che sapessi come fare, semplicemente ciò avveniva, e allora guardando meglio vedevo colori e forme intorno ai corpi, guizzi di luce, scampoli di buio, stelle o profonde caverne, spelonche nere e senza fine oppure roghi o verdi foglie rigogliose o ancora tutto questo insieme. Tentai di ricomporre quell’insieme smembrato cuocendo alcune mele sul fuoco. Nel farlo, credetti indispensabile aggiungere due pere dolci e zucchero di canna per legarle definitivamente le une alle altre. Alchimie di cucina terapeutica le chiamavo io, manovre da strega moderna, pensieri fecondi di salvezza. Poco dopo, tra il flebile sobbollire della frutta, udii un rumore secco avanzare in cucina e il volto del mio ospite affacciarsi dalla porta a vetri. Non sorrideva, ma salutò, lo sguardo curioso di chi voleva scoprire cosa bollisse in pentola.

(da Stralci d’Autore, Diari del prossimo romanzo, Novembre 2017)

 

ANOUK – Video

Video trailer di “ANOUK”, romanzo di Federica Galetto, Flower-ed 2017

Anouk – una recensione di Rachel Sandman

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photo@Rachel Sandman

Anouk di Federica Galetto è uno dei libri più particolari e strani che io abbia mai letto.

Intriso nelle atmosfere dei romanzi inglesi di fine ‘800, si avvolge più volte su se stesso per poi distendersi e, pian piano, espandersi, di fronte all’occhio del lettore, completamente ma non del tutto.

Leggere Anouk è stato come passeggiare attraverso un corridoio su cui si affacciano varie porte chiuse che vengono, tutte o in parte, spalancate all’improvviso o a malapena socchiuse, lasciando affiorare molteplici trame, intrighi e misteri.

La protagonista assoluta del romanzo è, ovviamente, colei il cui nome dà il titolo al libro stesso, Anouk. Anche il suo personaggio, come la maggior parte degli elementi della storia, è duplice, si svela a poco a poco rimanendo però sempre soffuso, come se fosse perennemente immerso nella nebbia fitta della brughiera.

Ed è proprio quest’ultima, insieme con il paesaggio botanico in genere, che fa da sfondo alla trama, diventando, il più delle volte, presenza concreta, percepibile, a tratti anche palpabile e pulsante.

La Galetto tratta più temi, più emozioni, e li gestisce in modo egregio, creando attimi di straniamento che, voluti o meno, danno vita all’atmosfera naturale, cupa e misteriosa che aleggia in tutti i capitoli del romanzo.

L’epistolario e la figura di Cedric danno poi un tocco di sensualità erotica vibrante, notevole e perennemente elegante.

I vari tasselli che compongono Anouk, a partire dall’iniziale opposizione tra la descrizione del giardino della protagonista e gli elementi legati alla morte e al culto, intessono sin da subito una rete che dà speranza ma ingabbia. Federica Galetto gestisce più sentimenti, la paura, il dolore, l’amore, il desiderio, e lo fa analizzandoli senza giudizi e pregiudizi.

In conclusione, vi invito davvero a leggere e immergervi in questo romanzo. Anouk è uno di quei libri che, una volta finiti, sentirete la necessità di avere nella vostra libreria, di rileggerlo, di recuperare alcuni passi, alcune citazioni. Inoltre, aspetto che, come sempre, reputo tra i più importanti, la forma e lo stile sono curati da un editing oserei dire perfetto.

Grazie Federica! Grazie flower-ed! Grazie, per avermi permesso di entrare in questo mondo, perdermi per un paio d’ore per poi uscirne, uguale ma non identica, con nuove sensazioni e riflessioni che sorgono improvvise, più o meno spontanee alla lettura, ma galleggiano costantemente sulla superficie di una materia letteraria tra le più originali tra i romanzi contemporanei.

Rachel Sandman

Questa recensione è apparsa il 18 maggio 2017 sul blog:

https://rachelsandmanauthor.wordpress.com/

https://rachelsandmanauthor.wordpress.com/2017/05/18/anouk-di-federica-galetto-recensione/

Nata per scrivere – Born to write

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Scrivere non è affatto un vezzo o solo un modo per superare la banalità del quotidiano. Per qualcuno potrebbe anche esserlo, ma per me rappresenta soprattutto una sorta di rivincita con la vita, un modo di affermare la mia presenza/essenza su questa Terra e lasciare una traccia. Andando molto indietro nel tempo, ritrovo i miei primi tentativi  di scrittura; potevo avere dieci anni o forse anche meno. Sono nata per scrivere. E questo, con il passare degli anni mi è risultato sempre più chiaro. Un giorno, intorno ai tredici anni, lessi Shakespeare per la prima volta e immediatamente ebbi la convinzione che non esistesse niente di più bello. Passai, per merito di un’insegnante illuminata,  attraverso la traduzione dei suoi versi, imparando così ad amare ancora di più la lingua inglese e la traduzione stessa. Ho poi letto molto e scritto ancora di più, mi sono innamorata della Poesia e della Letteratura in un percorso che non si è fermato mai, da quando ho la capacità di leggere e scrivere. Per un certo periodo e per puro piacere personale, nonché per allenarmi alla bellezza della parola, ho ricopiato a mano  alcuni romanzi di Virginia Woolf e Katherine Mansfield, le mie scrittrici preferite, tradotto poi manuali tecnici per mantenermi, scritto per giornali e riviste quando internet ancora era inesistente e si doveva fare i conti con macchine da scrivere rumorose, che si inceppavano pizzicando il nastro negli ingranaggi, e che facevano borbottare i miei vicini di casa perché lavoravo di notte e il ticchettio dei tasti nel silenzio notturno li infastidiva. Negli anni, ho scritto soprattutto racconti, una forma di scrittura che mi è congeniale. Un giorno poi decisi di partecipare ad un concorso Mondadori, che selezionò fra i primi dieci un mio racconto per una pubblicazione antologica. Da allora, ebbi la consapevolezza che la mia scrittura valeva agli occhi del mondo, e che l’assolo letterario che perpetravo da anni e anni poteva diventare qualcosa che anche gli altri apprezzavano. In mezzo a tutto ciò, la vita con i suoi alti e bassi. Gli studi universitari, il matrimonio, i figli. Dopo aver scritto, negli ultimi dieci anni diversi libri di Poesia, il mio primo vero amore, ho iniziato a pensare che fosse giunto il momento di mettere in cantiere un romanzo. Così nasce “Anouk”, dopo una palestra durata a lungo in cui hanno transitato tanta poesia e narrativa, tante letture, scritture e riscritture, traduzioni. Si tratta di un romanzo che contiene buona parte delle mie passioni: la Poesia, la scrittura, il racconto, i libri, i paesi anglosassoni, l’Arte del collage, qui intesa come struttura del romanzo che porta in sé elementi epistolari alternati a vari racconti confluenti in un’unica grande tela . Ho voluto costruire il mio primo romanzo secondo criteri di passione da sempre insiti in me e creare un mondo unico, fatto su misura, non solo per me ma anche e soprattutto per i lettori che amano le mie stesse cose e hanno inevitabilmente una sensibilità affine alla mia. Qualcuno che mi conosce bene dice che sono romantica fino allo sfinimento, precisa come un orologio svizzero, tagliente come una lama e sorprendente nel descrivere paesaggi, delineare atmosfere. Forse è vero, forse no, non sta a me dirlo; dal canto mio ciò che davvero spero è che la storia della mia protagonista, Anouk, possa far vivere a chiunque la leggerà, “dal di dentro” ogni frase, ogni parola, come se il mio libro fosse uno specchio delle proprie emozioni, del proprio sentire interno e questo fosse fedele, così vicino al cuore di ognuno tanto da riconoscersi. Ho sempre scritto ed è ciò che meglio so fare, è ciò che voglio fare. L’amore ha guidato la mia mano nella stesura del mio romanzo. Ai lettori  l’ultima parola.

Federica Galetto, Anouk, coll. Il Vaso di Pandora, vol. 10, flower-ed 2017

Questo post è comparso sul blog del mio editore al link:

https://floweredblog.wordpress.com/2017/04/21/nata-per-scrivere/