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Virginia Woolf (Londra, 25 gennaio 1882 – Rodmell, 28 marzo 1941)

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Ma d’altra parte, mentre voi siete così diversi e cambiate mille volte a seconda delle idee e delle risate degli altri, io invece resterò sempre cupa, nero-tempesta, viola.
—  Virginia Woolf, Le onde, 1931
*
Andrò a casa. Riempirò i vasi di fiori, tanti, lussureggianti, sgargianti, raccolti in grandi mazzi. Metterò una sedia qui, un’altra lì. Disporrò le sigarette, i bicchieri, e un libro con la copertina a colori, appena comprato, non ancora letto, in caso vengano Bernard, Neville o Louis. Ma forse non verranno né Bernard, né Neville, né Louis; verrà invece qualcun altro, uno sconosciuto, un signore incontrato per le scale, al quale, passandogli accanto e volgendomi, ho mormorato ‘vieni’. Verrà questo pomeriggio qualcuno che non conosco, uno sconosciuto. Il silenzioso esercito dei morti discenda pure. Io vado avanti.
—  Le onde, Virginia Woolf

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Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci. Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo. Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori. Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai.
—  Virginia Woolf
*
Arrivai alla pozzanghera. Non riuscii ad attraversarla. Persi l’identità. Noi non siamo nulla, mi dissi, e crollai. Volai via come una piuma, vorticai dentro un tunnel. Poi con grande cautela spinsi in avanti un piede, mi appoggiai con una mano al muro di mattoni rossi. Ritornai in me con grande fatica, rientrai nel mio corpo, superai la pozza grigia, cadaverica. Ecco la vita a cui mi riconsegno.
—  Virginia Woolf, Le onde.
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Domandarsi se

 

    *

Domandarsi se

le sfumature contano,

se i dettagli si incidono a forza e rinforzano,

se le parole non dette non si dicono perchè non ci sono,

se le cose fatte sono amore senza voce, o se una carezza si può dare senza toccare.

Domandarsi se.

*

Wondering if the nuances count, if details carve themselves by force and reinforce, if unspoken words are said because they are not, if the done things are love unvoiced, or if a caress can be given without touching. Wondering if.

Freezing days

candele

 

§

Freezing days

Enter

My church

A disadorned One

A lost bless

A shame

Winter knows

Where I am going to

The last time I saw

My mother was a long

Time ago

When she still cracked

Nuts with her teeth

When her smile was a

Diamond ring

Shining over me

And love seemed to argue

With our blood tie

Uncomfortable

Like a wool jumper on the

Naked skin

You lay 

I pray

Christmas doesn’t know

I feel bad

for the lack

Of fire in your eyes

 

Nata per scrivere – Born to write

ANOUKcover

§

Scrivere non è affatto un vezzo o solo un modo per superare la banalità del quotidiano. Per qualcuno potrebbe anche esserlo, ma per me rappresenta soprattutto una sorta di rivincita con la vita, un modo di affermare la mia presenza/essenza su questa Terra e lasciare una traccia. Andando molto indietro nel tempo, ritrovo i miei primi tentativi  di scrittura; potevo avere dieci anni o forse anche meno. Sono nata per scrivere. E questo, con il passare degli anni mi è risultato sempre più chiaro. Un giorno, intorno ai tredici anni, lessi Shakespeare per la prima volta e immediatamente ebbi la convinzione che non esistesse niente di più bello. Passai, per merito di un’insegnante illuminata,  attraverso la traduzione dei suoi versi, imparando così ad amare ancora di più la lingua inglese e la traduzione stessa. Ho poi letto molto e scritto ancora di più, mi sono innamorata della Poesia e della Letteratura in un percorso che non si è fermato mai, da quando ho la capacità di leggere e scrivere. Per un certo periodo e per puro piacere personale, nonché per allenarmi alla bellezza della parola, ho ricopiato a mano  alcuni romanzi di Virginia Woolf e Katherine Mansfield, le mie scrittrici preferite, tradotto poi manuali tecnici per mantenermi, scritto per giornali e riviste quando internet ancora era inesistente e si doveva fare i conti con macchine da scrivere rumorose, che si inceppavano pizzicando il nastro negli ingranaggi, e che facevano borbottare i miei vicini di casa perché lavoravo di notte e il ticchettio dei tasti nel silenzio notturno li infastidiva. Negli anni, ho scritto soprattutto racconti, una forma di scrittura che mi è congeniale. Un giorno poi decisi di partecipare ad un concorso Mondadori, che selezionò fra i primi dieci un mio racconto per una pubblicazione antologica. Da allora, ebbi la consapevolezza che la mia scrittura valeva agli occhi del mondo, e che l’assolo letterario che perpetravo da anni e anni poteva diventare qualcosa che anche gli altri apprezzavano. In mezzo a tutto ciò, la vita con i suoi alti e bassi. Gli studi universitari, il matrimonio, i figli. Dopo aver scritto, negli ultimi dieci anni diversi libri di Poesia, il mio primo vero amore, ho iniziato a pensare che fosse giunto il momento di mettere in cantiere un romanzo. Così nasce “Anouk”, dopo una palestra durata a lungo in cui hanno transitato tanta poesia e narrativa, tante letture, scritture e riscritture, traduzioni. Si tratta di un romanzo che contiene buona parte delle mie passioni: la Poesia, la scrittura, il racconto, i libri, i paesi anglosassoni, l’Arte del collage, qui intesa come struttura del romanzo che porta in sé elementi epistolari alternati a vari racconti confluenti in un’unica grande tela . Ho voluto costruire il mio primo romanzo secondo criteri di passione da sempre insiti in me e creare un mondo unico, fatto su misura, non solo per me ma anche e soprattutto per i lettori che amano le mie stesse cose e hanno inevitabilmente una sensibilità affine alla mia. Qualcuno che mi conosce bene dice che sono romantica fino allo sfinimento, precisa come un orologio svizzero, tagliente come una lama e sorprendente nel descrivere paesaggi, delineare atmosfere. Forse è vero, forse no, non sta a me dirlo; dal canto mio ciò che davvero spero è che la storia della mia protagonista, Anouk, possa far vivere a chiunque la leggerà, “dal di dentro” ogni frase, ogni parola, come se il mio libro fosse uno specchio delle proprie emozioni, del proprio sentire interno e questo fosse fedele, così vicino al cuore di ognuno tanto da riconoscersi. Ho sempre scritto ed è ciò che meglio so fare, è ciò che voglio fare. L’amore ha guidato la mia mano nella stesura del mio romanzo. Ai lettori  l’ultima parola.

Federica Galetto, Anouk, coll. Il Vaso di Pandora, vol. 10, flower-ed 2017

Questo post è comparso sul blog del mio editore al link:

https://floweredblog.wordpress.com/2017/04/21/nata-per-scrivere/