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December

wintercollage

art@Federica Nightingale

 

*

The white dove of winter
sheds its first
fine feathers;
they melt

as they touch
the warm ground
like notes
of a once familiar

music; the earth
shivers and
turns towards
the solstice. ”—

Linda Pastan, from “The Months”

*

La bianca colomba d’inverno
perde le sue prime
belle piume;
si sciolgono
al tocco
del tiepido suolo
come note d’una musica
una volta familiare;
la terra rabbrividisce
e si volta verso il solstizio

(trad. F.Galetto)

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Grace Paley: qualche verso,una traduzione

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*

Somewhere between Greenfield and Holyoke
snow became rain
and a child passed through me
as a person moves through mist
as the moon moves through
a dense cloud at night
as though I were cloud or mist
a child passed through me

§

In qualche luogo fra Greenfield e Holyoke
la neve trasmutò in  pioggia
e un bambino mi passò attraverso
come una persona si sposta nella nebbia
come la luna che si muove trapassando
una densa nube la notte
come se io fossi nube o nebbia
un bambino mi passò attraverso

(Trad. F. Galetto)
Grace Paley – In the bus – from Begin Again Collected Poems – Farrar, Straus & Giroux, 2000

Gabriel Olearnik, traduzione di Federica Galetto

Traduzione di testi scelti dal libro “Amor de Lonh” di Gabriel Olearnik

Andromache Books, Londra, 2009

Edizioni Kolibris

Gabriel Olearnik è di origini polacche, cresciuto in Inghilterra ha frequentato i suoi studi a Londra. La sua formazione comprende studi di letteratura medioevale e storia. Il suo lavoro è apparso su Dappled Things (http://www.dappledthings.org/) (Pushcart Prize nominee) ed è stato adattato per una performance musicale dal compositore classico Premyslaw Salomonski .

Pubblicato dalla casa editrice Andromache Books di Londra (http://andromachebooks.co.uk/), nel panorama della poesia internazionale questo libro si distingue raccogliendo in sé una particolare vena di raffinatezza e profondità. Sradicata da una contemporaneità spesso carica di brutture stilistiche e contenuti troppo legati a un realismo d’effetto , la poetica di Olearnik nuota nel mare dell’Alchimia e dei grandi Misteri esistenziali e filosofici come l’Amore, la Morte, la Trasformazione fisica e psichica dell’Uomo, la Passione e il Pensiero, la Bellezza (“The last pagan”, “Acid and optics”).
Lo stile elegante, lirico, epico, dagli accenti stilistici di un Medioevo…

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Virginia Woolf- un omaggio nel giorno del suo compleanno

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A qualunque ora ci si svegliasse c’era una porta che si spostava oscillando. Da stanza a stanza si muoveva, mano nella mano, sollevando qui, aprendo là, cercando certezze – una coppia  di fantasmi.

“L’avevamo lasciata qui” diceva lei. E lui aggiungeva, “Oh, ma anche qui!” “E’ di sopra”, lei mormorava. “E nel giardino”, sussurrava lui “Facciamo piano”, dicevano, “o li sveglieremo”.

Ma non è che ci svegliavate. Oh, no. “La stanno cercando; si stanno avvicinando alla tenda”, uno potrebbe dire, e continuare così a leggere una pagina o due. “Ora l’hanno trovata”, uno ne sarebbe certo, fermando la matita sul margine. E poi, stanco di leggere, si potrebbe alzare a vedere da sé, la casa tutta vuota, le porte rimaste aperte, solo i piccioni gorgogliare contenti e il ronzio della mietitrebbia risuonare dalla fattoria. “Che cosa sono entrato a fare qui? Cosa intendevo trovare?” Le mie mani erano vuote.

“ Forse è sopra dunque?” Le mele erano in soffitta. E poi giù di nuovo, il giardino immobile come sempre, solo il libro era scivolato nell’erba.

Ma l’avevano trovata nel salotto. Non che uno riuscisse mai a vederli. I cristalli della finestra riflettevano mele, riflettevano rose; tutte le foglie erano verdi nel vetro. Se si muovevano nel salotto, solo la mela si rigirava sul suo lato giallo. Tuttavia, un momento dopo, se la porta era aperta, si allargava sul pavimento, rimaneva sospesa alle pareti, pendendo dal soffitto – Cosa? Le mie mani erano vuote. L’ombra di un tordo attraversava il tappeto; dai pozzi più profondi del silenzio il piccione tracciava la sua bolla sonora. “Sicuro, sicuro, sicuro”, il polso della casa batteva sommessamente. “Il tesoro sepolto; la stanza…” il battito si fermò bruscamente. Oh, era quello il tesoro sepolto? Un momento più tardi la luce s’era sbiadita. Fuori in giardino allora? Ma gli alberi intesserono l’oscurità per una lama di sole vagante. Così sottile, così raro, sprofondato con disinvoltura sotto la superficie il raggio che cercavo  sempre ardeva dietro il vetro. La Morte era il vetro; la morte era fra noi; andando dalla donna prima, centinaia di anni fa, lasciando la casa, sigillando tutte le finestre; le stanze erano oscurate.

Brano tratto da “A haunted house” – Traduzione di Federica Galetto

Orlando

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*

 

“The first stroke of midnight sounded. Orlando then for the first time noticed a small cloud gathered behind the dome of St Paul’s. As the strokes sounded, the cloud increased, and she saw it darken and spread with extraordinary speed […] As the ninth, tenth, and eleventh strokes struck, a huge blackness sprawled over the whole of London. With the twelfth stroke of midnight, the darkness was complete. A turbulent welter of cloud covered the city. All was darkness; all was doubt; all was confusion. The Eighteenth century was over; the Nineteenth century had begun”.

 

§

 

“Il primo rintocco di mezzanotte suonò. Orlando allora per la prima volta notò una piccola nube raccogliersi dietro il duomo di St. Paul. Al risuonare del rintocco, la nube crebbe, e la vide scurirsi ed espandersi a straordinaria velocità […]Al nono, decimo, e undicesimo rintocco, una vasta buiezza  si distese sull’intera Londra. Al dodicesimo rintocco di mezzanotte, l’oscurità fu completa. Un turbolento ammasso di nubi coprì la città. Tutto era tenebra; tutto era incerto; tutto era confuso. Il Diciottesimo secolo era finito; il Diciannovesimo secolo era cominciato”.

Tratto da “Orlando”, di Virginia Woolf

Traduzione  di Federica Galetto